Portal d’Occitània    Letteratura occitana

Giovanna Jayme

Èsse soun mèitre - Antologia di scritti occitani dell'Alta Valle Susa

Riportiamo l’incipit del primo capitolo de Il Piccolo Principe e de Le avventure di Pinocchio nella traduzione di Giovanna Jayme (1935-), insegnante di francese che, oltre alle traduzioni citate e alla trasposizione nella parlata di Oulx di alcune novelle del Decameron di Giovanni Boccaccio, ha analizzato la produzione poetica degli ulciensi Auguste Allois e Ernesto Odiard Des Ambrois ed ha pubblicato il Prontuario morfologico della parlata occitano provenzale alpina di Oulx, di cui ha coordinato l’edizione per Alzani (2003), e Appunti morfologici della parlata occitano provenzale alpina di Oulx, per la Comunità Montana Alta Valle Susa (2003). 

Ël Pchi Prinsë

In appendice al suo lavoro, la Jayme riporta una nota linguistica con gli accorgimenti di grafia utilizzati e un glossario, avvertendo il lettore che «ha dovuto fare uso di circonlocuzioni e di perifrasi per indicare concetti non esprimibili in Occitano Provenzale Alpino con un solo vocabolo» e, per quanto riguarda il registro di scrittura, «ha cercato di rendere il meno colloquiale possibile la traduzione per quanto ciò non sia impresa facile dovendo tradurre in una lingua parlata e dunque ricca di abbreviazioni e contrazioni» per rendere il «linguaggio abbastanza sostenuto» di Saint-Exupéry che «sovente utilizza metafore e concetti estranei al quotidiano e perciò anche alla lingua della traduzione» che è «tendenzialmente una lingua materiale, legata al lavoro, alla terra, alla vita domestica; non possiede che un registro poco formale, pratico, spesso fatto di esempi spiccioli». In quanto alla traduzione di termini che non trovano corrispondenza nella parlata locale, la Jayme utilizza «metafore e paragoni con la vita della montagna e con luoghi dell'Alta Valle di Susa»366.

La grafia utilizzata dalla Jayme è quella dell'Escolo dou Po con alcuni adattamenti alle esigenze locali, in particolare per quanto riguarda l'uso di ch e di j in quanto, complice l'abitudine alla grafia francese, tali segni sono universalmente accettati dai parlanti dell'Alta Valle, mentre risultano estranei i digrammi sh e zh indicati nel sistema dell'Escolo dou Po. Inoltre, nella grafia utilizzata dalla Jayme a partire dalla traduzione del Pinocchio, è presente il grafema ŗ che indica un'articolazione uvulare della erre (ŗasinë, radice), rilevante a Oulx e caratteristica di alcune parlate della Valle, segno non ancora adottato nella traduzione de Il Piccolo Principe.

In un articolo in cui spiega come ha proceduto per la traduzione di termini non presenti nella parlata locale, attraverso circonlocuzioni o prestiti dal provenzale oppure attraverso l'uso di termini comprensibili ai patoisant che potessero rendere il senso o il concetto espresso dal Collodi, la Jayme specifica di aver utilizzato un registro «colloquiale ma riservato» e di aver scelto «le espressioni, i modi di dire, il lessico che erano ritenuti pronunciabili davanti ai bambini, escludendo, salvo forse una volta, le espressioni pittoresche ma sentite come osées dai patouazan (di un tempo?)», cercando di immaginare come le avrebbero raccontato Pinocchio i suoi «consulenti»: «Toun Juzlin, Tatan Souazëttë, Tatan Finë, della Fountanë dou Fouŗ patouazan d'an Viérë oggi scomparsi»367. Questo fa sì che alcune espressioni scollacciate potrebbero risultare epurate o edulcorate con la perdita di espressioni e termini caratteristici delle parlate locali. Questa tendenza è riscontrabile in chi vuol sublimare la propria lingua che per sua natura appartiene alla cultura volgare; così accade per la maggior parte dei lavori altovalsusini dell'ultimo cinquantennio e, in particolar modo, per i dizionari nei quali si incontrano raramente espressioni colorite o sboccate, volutamente (?) espunte dai compilatori. 

Laz avantura ëd Pinocchio

Concluse le traduzioni de Il Piccolo Principe e de Le avventure di Pinocchio, la Jayme si cimenta nella difficile traduzione, a oggi inedita, di alcune novelle dal Decameron del Boccaccio. La traduzione di una delle novelle boccaccesche che presentiamo qui è stata analizzata, nel 2006, in un master dell’Università di Torino e al corso di lingua occitana del Comune di Oulx, Vné mei voû a mënâ la bartavèllë, nell’ambito di alcune lezioni tenute dalla traduttrice stessa. Si tratta della quarta novella della sesta giornata: Ël cuzinhî Quiquibìo e la gŗuio(Il cuoco Chichibio e la gru).

Ël cuzinhî Quiquibìo e la gŗuio

Giovanna Jayme

Èsse soun mèitre - Antologia di scritti occitani dell'Alta Valle Susa

Riportiamo l’incipit del primo capitolo de Il Piccolo Principe e de Le avventure di Pinocchio nella traduzione di Giovanna Jayme (1935-), insegnante di francese che, oltre alle traduzioni citate e alla trasposizione nella parlata di Oulx di alcune novelle del Decameron di Giovanni Boccaccio, ha analizzato la produzione poetica degli ulciensi Auguste Allois e Ernesto Odiard Des Ambrois ed ha pubblicato il Prontuario morfologico della parlata occitano provenzale alpina di Oulx, di cui ha coordinato l’edizione per Alzani (2003), e Appunti morfologici della parlata occitano provenzale alpina di Oulx, per la Comunità Montana Alta Valle Susa (2003). 

Ël Pchi Prinsë

In appendice al suo lavoro, la Jayme riporta una nota linguistica con gli accorgimenti di grafia utilizzati e un glossario, avvertendo il lettore che «ha dovuto fare uso di circonlocuzioni e di perifrasi per indicare concetti non esprimibili in Occitano Provenzale Alpino con un solo vocabolo» e, per quanto riguarda il registro di scrittura, «ha cercato di rendere il meno colloquiale possibile la traduzione per quanto ciò non sia impresa facile dovendo tradurre in una lingua parlata e dunque ricca di abbreviazioni e contrazioni» per rendere il «linguaggio abbastanza sostenuto» di Saint-Exupéry che «sovente utilizza metafore e concetti estranei al quotidiano e perciò anche alla lingua della traduzione» che è «tendenzialmente una lingua materiale, legata al lavoro, alla terra, alla vita domestica; non possiede che un registro poco formale, pratico, spesso fatto di esempi spiccioli». In quanto alla traduzione di termini che non trovano corrispondenza nella parlata locale, la Jayme utilizza «metafore e paragoni con la vita della montagna e con luoghi dell'Alta Valle di Susa»366.

La grafia utilizzata dalla Jayme è quella dell'Escolo dou Po con alcuni adattamenti alle esigenze locali, in particolare per quanto riguarda l'uso di ch e di j in quanto, complice l'abitudine alla grafia francese, tali segni sono universalmente accettati dai parlanti dell'Alta Valle, mentre risultano estranei i digrammi sh e zh indicati nel sistema dell'Escolo dou Po. Inoltre, nella grafia utilizzata dalla Jayme a partire dalla traduzione del Pinocchio, è presente il grafema ŗ che indica un'articolazione uvulare della erre (ŗasinë, radice), rilevante a Oulx e caratteristica di alcune parlate della Valle, segno non ancora adottato nella traduzione de Il Piccolo Principe.

In un articolo in cui spiega come ha proceduto per la traduzione di termini non presenti nella parlata locale, attraverso circonlocuzioni o prestiti dal provenzale oppure attraverso l'uso di termini comprensibili ai patoisant che potessero rendere il senso o il concetto espresso dal Collodi, la Jayme specifica di aver utilizzato un registro «colloquiale ma riservato» e di aver scelto «le espressioni, i modi di dire, il lessico che erano ritenuti pronunciabili davanti ai bambini, escludendo, salvo forse una volta, le espressioni pittoresche ma sentite come osées dai patouazan (di un tempo?)», cercando di immaginare come le avrebbero raccontato Pinocchio i suoi «consulenti»: «Toun Juzlin, Tatan Souazëttë, Tatan Finë, della Fountanë dou Fouŗ patouazan d'an Viérë oggi scomparsi»367. Questo fa sì che alcune espressioni scollacciate potrebbero risultare epurate o edulcorate con la perdita di espressioni e termini caratteristici delle parlate locali. Questa tendenza è riscontrabile in chi vuol sublimare la propria lingua che per sua natura appartiene alla cultura volgare; così accade per la maggior parte dei lavori altovalsusini dell'ultimo cinquantennio e, in particolar modo, per i dizionari nei quali si incontrano raramente espressioni colorite o sboccate, volutamente (?) espunte dai compilatori. 

Laz avantura ëd Pinocchio

Concluse le traduzioni de Il Piccolo Principe e de Le avventure di Pinocchio, la Jayme si cimenta nella difficile traduzione, a oggi inedita, di alcune novelle dal Decameron del Boccaccio. La traduzione di una delle novelle boccaccesche che presentiamo qui è stata analizzata, nel 2006, in un master dell’Università di Torino e al corso di lingua occitana del Comune di Oulx, Vné mei voû a mënâ la bartavèllë, nell’ambito di alcune lezioni tenute dalla traduttrice stessa. Si tratta della quarta novella della sesta giornata: Ël cuzinhî Quiquibìo e la gŗuio(Il cuoco Chichibio e la gru).

Ël cuzinhî Quiquibìo e la gŗuio