I modi di dire, le frasi idiomatiche e le locuzioni avverbiali che pubblichiamo qui di seguito sono stati raccolti a Salbertrand (Valle della Dora) dalla Maestra Clelia Baccon. La raccolta è il risultato di un lavoro ben più ampio interamente dedicato al dialetto occitano di Salbertrand, lavoro che si sta concretando principalmente nella redazione di un vocabolario italiano-occitano di mole davvero ragguardevole.
La grafia utilizzata è di tipo fonematico.

Nel patuà i superlativi si identificano spesso con frasi idiomatiche:

molto lungo > enkichun lon

lunghissimo > k'u finī pā

molto bianco > bē blan

bianchissimo > blan 'ma lä nea (bianco come la neve)

molto nero > nhī 'ma 'l derbun (nero come la talpa)

molto verde > ver 'ma d' sebba (verde come la pianta della cipolla). Si dice così della campagna dopo molta pioggia.

molto vasto > grän 'ma la fun du Sàuşë (vasto come la vallata di Sauze di Cesana che - percorrendola a piedi - sembrava non finire mai).

persona molto buona > bun 'ma 'l pän (buono come il pane)

persona molto cattiva > gram 'ma la merda (cattivo come la ...)

di una persona pessima si dice: l'ī 'na cruvelhä (è un guscio vuoto) e di una persona falsa: u l'ī fòu 'ma Jüddä (è falso come Giuda)

persona molto giovane > juvë 'ma l'alh (giovane come l'aglio)

persona molto vecchia > velh 'ma Adän (vecchio come Adamo)

persona molto noiosa > nuiän 'ma la peggä (seccante come pece)

persona molto bugiarda > büşiar 'ma 'l cuccu (bugiardo come il cuculo)

bambino molto grazioso > drol 'ma 'n jū (grazioso come il giorno)

bambino molto vivace > n'esprì fulèt (uno spirito folletto)

una giovane delicata di salute > nä flū d'mē (un fior di miele)

persona molto golosa > grumän 'ma 'na fèina (goloso come una faina)

persona molto curiosa > cüŕiū 'ma 'na pocchä (curioso come una tasca)

persona molto forte > for 'ma 'n miū (forte come un mulo)

persona molto debole > k'u s' ten pa drei (non si regge in piedi)

persona molto lenta nel lavoro > lon 'ma la caŕèimä (lungo come la quaresima)

di un argomento molto comprensibile, convincente, si dice: l'ī clā 'ma d'öŕiu (è trasparente come olio).

E - per finire questa serie - al figlio che si dimostra molto lento nel lavoro, il padre indaffarato esclama spazientito: "u sè 'n dördadréi!" (siete un dorminpiedi)

e se un figlio dimostra scarsa abilità può sentirsi dire: "u sè mak n'ānë!" (siete un asino!)

salvo poi sentir ammettere confidenzialmente dai genitori che: "notrë bot u l'ī enkichun digurdì" (nostro figlio è molto sveglio)

Nelle famiglie in cui si parla patuà sfido chiunque questi superlativi sostantivati paterni non se li sia sentiti rivolgere almeno una volta: maschio naturalmente, chè per le ragazze ci sono altri modi di dire:

"U sè 'na panchàudä" (siete una pancotta!) conclude la mamma quando la figlia è indecisa o poco energica, mentre:
"Encöü u l'avè travalhà 'ma n'abölha!" (oggi avete lavorato come un'ape) afferma contenta quando la figlia è stata attiva.

Il patuà abbonda di locuzioni avverbiali (che si identificano talvolta in genuine frasi idiomatiche):

L'ī 'na ruä dichàusä (è come una ruota che, divelta dal proprio asse, va senza meta: detto di una persona che conduce vita randagia, priva di scrupoli, inconcludente)

L'ī 'na senta mitucchä (è una persona santarellina: che adotta per malizia un comportamento riservato)
L'ī 'n frütä fēr (uno che consuma anche il ferro. Affibiato al bambino che mette troppo presto fuori uso scarpe ed indumenti vari)

L'ī 'n chäntä pluŕä (è un canta e piangi: persona che sa fingersi contenta o addolorata secondo la convenienza)

Oghèŕ pā d' blänk a l'ölh (non aver neppure il bianco dell'occhio: non saper "vedere" cioè intuire)

Anā a rutta d' col (andar a rotta di collo)

Anā da fol futǜ (andar come un matto che si senta perduto: all'impazzata)

Crèis din lä bambaşīnä (crescer nella bambagia: per chi è troppo protetto in famiglia)

Parlā 'ma 'n libbr ichiŕà (parlar come un libro strappato: si commenta così un discorso sboccato)

Viŕā soŕa (volger le suole: morire senza lasciar rimpianti)

"U n'à fai par patā e par cuàŕ ma a lä fin u l'à viŕà soŕa mai iè!" (ne ha combinate di cotte e di crude ma alla fine se n'è andato anche lui!)

Fā lä chabbrä musä (starsene cheto come una capra dopo la mungitura: assumere una posa remissiva)

Fā l'artabàn (detto di chi assume atteggiamenti spavaldi)

Mutrā la dën (mostrare i denti: ribellarsi)

Fā lu viŕa murtī (muovere in tondo come un pestello: ingegnarsi e darsi da fare in tutti i modi possibili per realizzarsi)

Travalhā fin k'lä länternä brüllä (lavorare fin che c'è olio nella lanterna: fino a notte inoltrata)

Travalhā da n'àuba a l'autra (lavorare da un'alba all'altra: per chi è un lavoratore indefesso)

Di chi arriva -per pigrizia- tardi nel campo si diceva: u l'à dürmì par lu panatī d' Tüŕin (ha dormito per i panettieri di Torino che, dovendo fare il pane per molta gente, hanno poche ore di riposo).

Pisā vinàigre (orinare aceto. E' riferito ad una persona acida, costretta ad accettare una realtà scomoda).

Oghèŕ 'l futtr (essere indispettito)
Icruvilhā 'n piòu (scorticare un pidocchio: persona avara)

Il suo opposto: Dunā via sä chamişä (dar via la propria camicia: questo per il prodigo).

GRAFIA:
La grafia utilizzata è di tipo fonematico. I principali segni adottati sono i seguenti:

VOCALI:
-u senza dieresi si pronuncia come in italiano, con la dieresi si pronuncia come in francese;
-l'accento grave indica l'apertura di una vocale, l'accento acuto la chiusura;
-ö ha una pronuncia corrispondente alla grafia francese eu;
-l'allungamento vocalico è indicato dal trattino sovrastante la vocale.

CONSONANTI:
-ch e j si pronunciano come in francese;
-la grafia ŕ indica una r impedita che si pronuncia stringendo la guancia e tenendo ferma la lingua rivolta verso l'alto;
-la grafia ş indica la s sonora dell'italiano "rosa";
-la grafia lh si pronuncia come nell'italiano "famiglia";
-la grafia nh si pronuncia come nell'italiano "campagna";
-la grafia k è usata davanti alle vocali e, i, ö, ü e in fine di parola.