I proverbi che pubblichiamo qui di seguito sono stati raccolti a Salbertrand (Valle della Dora) dalla Maestra Clelia Baccon. La raccolta è il risultato di un lavoro ben più ampio interamente dedicato al dialetto occitano di Salbertrand, lavoro che si sta concretando principalmente nella redazione di un vocabolario italiano-occitano di mole davvero ragguardevole.

La grafia utilizzata è di tipo fonematico.

Jū creisën - frei cuiën

(quando il dì comincia ad allungarsi aumenta il freddo, "giorni crescenti - freddo cocente").

 

Sent'Antoni - n'ura boni

(a S.Antonio abate - 17 gennaio- il dì si è allungato di un'ora).

 

Chandieŕūşa - dinā d'n'ipūşa

(alla Candelora - due febbraio - il giorno si è allungato di un periodo di tempo sufficiente per consumare un banchetto nuziale, "pranzo di una sposa").

 

Mèia òu - l'ivèr s'imòu

(a metà agosto l'inverno si incammina).

 

Chaŕenda juò - Paca fiò

(se a Natale il tempo è bello e permette di uscire, a Pasqua sarà freddo e si starà in casa, "Natale giuoco, Pasqua fuoco". Vale anche il contrario).

 

Giorno di S.Orso, 1° febbraio: Clā nivoŕa - l'ivèr sen foŕa

(se in questo giorno il tempo è variabile l'inverno è finito).

 

Paca seŕeina - éipia pléina

Paca molla - éipia folla

(se il giorno di Pasqua il tempo è sereno ci sarà un buon raccolto, "spighe piene", se il giorno è piovoso ci sarà un raccolto scarso, "spighe misere"). O viceversa:

Enkichun d' cänna

enkichun d'uŕännha,

enkichun d' nea sla muntännha

(molte ombrellifere nei prati, molte nocciuole, molta neve sulle montagne).

 

A l'Anunsià - adiö a la vilhà

(giunto il giorno dell'Annunciazione -25 marzo- addio alla veglia che ha avuto luogo nella stalla durante l'inverno).

 

Seti Jòrj sümèina tun orj - a Sen Mār - lī tro tār

(procura di terminare la semina del tuo orzo iI giorno di S.Giorgio - 23 aprile - chè il giorno di S.Marco - 25 aprile - è già tardi).

 

A Sen Bartulumiū - lèisa l'aiga au riū

(giunto il giorno di S.Bartolomeo - 24 agosto - non irrigare più i prati, "lascia l'acqua al rio").

 

A Senta Catlina - la fea i vō d' dinā e d' sina

(a S.Caterina - 25 novembre - chiudi le pecore nell'ovile, "la pecora vuole trovare nella mangiatoia pranzo e cena").

 

Chandieŕūşa - meità palha meità fenuşa

(alla Candelora - 2 febbraio - è bene possedere ancora metà della provvista di paglia e fieno).

 

Sümèina beican la lüna

arcölh beican 'l suŕé

(semina quando la luna è propizia - periodo migliore: l'ottavo giorno dopo il novilunio - e raccogli, possibilmente, nelle giornate di sole).

 

Kan la plòu e fai suŕé - mak la rana fan curdé

(quando piove col sole solo le rane son contente e "fanno il girotondo").

 

Gabba la muntannha - ma tente au plan

(decanta la montagna ma cerca di abitare al piano).

 

La matinà l'ī la maŕ dlä jurnà

("la mattinata è la madre della giornata". E' il lavoro svolto nella mattinata quello che di solito rende di più).

 

Lä venta oghèŕ 'n pòu a l'umbra e 'n pòu au suŕé

("è bene possedere un po' all'ombra e un po' al sole", ossia un po' di denaro ed un po' di terra).

 

A 'n gram chin lä venta tapā 'n bun ōs

("ad un cattivo cane si deve gettare un buon osso": conviene rabbonire chi è prepotente).

 

Acaŕesiā 'l chin par afetiā 'l padrun

("accarezzare il cane per accattivarsi il padrone". Un po'... d'ipocrisia non guasta!).

 

Se ün u s' fai fea 'l lu l' macha

("se uno si fa pecora il lupo lo divora": non rinunciare ai propri diritti!).

 

'L lu u fai pā d'anhòu

("il lupo non fa agnelli". Chi ha un padre prepotente cerchi di non farsi affibbiare questo proverbio!).

 

Chak sentanī - l'àiga i turna a sun fī

("ogni cento anni l'acqua ritorna a scorrere nel suo corso": può succedere quello che è già successo).

 

Chak fieaŕ - sun artùr

("ogni fiera ha il suo ritorno": quel tuo sgarbo, quella necessità ignorata, quell'atto di prepotenza possono domani riflettersi contro di te).

 

La fan i fai surtī 'l lu du bō

("la fame fa uscire il lupo dal bosco". Per necessità si può tentare l'impossibile).

 

L'āne bu du padrun la cua l' piaŕa

("all'asino con due padroni si spella la coda". I beni in società sono presto messi... fuori uso).

 

Lä venta batt 'l fer tandisk u l'ī chòu

("bisogna battere il ferro mentre è caldo": agire al momento opportuno).

 

Lä venta mijā s'k'l'à - e diŕe pa tut s'k'la sà

("è bene mangiare ciò che si ha e non dire tutto ciò che si sa", disporre soltanto di ciò che si possiede veramente ed essere prudenti).

 

Lä prevuiänsä l'ī lä maŕ dl'asüränsa

(la previdenza è la madre della sicurezza).

 

Chak choşa a sun ten

(ogni cosa a suo tempo).

 

Lä fennä o ki fai o ki difai la misun

("la donna o fa o disfà la casa": la prosperità della famiglia dipende in gran parte da lei).

 

La vento neìs par èis

("si deve nascere per essere": non si devono sottovalutare i fattori ereditari).

 

Na bèla mendīä - tu 'l mound la deşīŕa

(una bella ragazza tutti la desiderano).

 

L'ī pa bel s'k'l'ī bel, l'ī bel s'k'la plèi

(non è bello ciò che è bello, è bello ciò che piace).

 

Brüt en fàisa - bel en dansa

("brutto in fasce, bello nella danza", quando si sarà nel fior degli anni).

 

D' cos la vā encamài 'n bun amis ke 'n grō paŕen

(talvolta vale di più un vero amico che un parente prossimo)

 

Muvè vişin-muvè matin

("cattivo vicino cattivo mattino". Un cattivo vicino è un grave handicap nella vita quotidiana).

 

Chitta buàtta muvè-ş-unghen

("piccola scatola nocivo unguento": questo per chi è piccolo di statura ma "pestifero").

 

Kellu k'ī pärlan dū i mordan dǖ

(quelli che parlano con voce suadente, in realtà sono, talvolta, dei "profittatori").

 

Kè k' travalha - mija la pàlha

kè k'fai pa ren - mija 'l fen

("chi lavora mangia la paglia, chi non lavora mangia il fieno"...).

 

Melh 'n gram renjamen ke 'n grō prusé

(meglio un accordo svantaggioso che un grande processo).

 

'L plü bel dl'estuàŕa l'ī ciū la fin

("il più bello della storia è sempre il finale": quello che conta è il risultato, la conclusione).

 

La lh'à'na legga d'muvè chamin par tus

("c'è una lega di strada difficile per tutti", anche per coloro che ci sembrano dei privilegiati).

 

Ciū bien la vai pā - ma ciū mā la po pa düŕā

(sempre bene non va ma sempre male non può durare).

 

'L ten u mèina lā choşa

(il tempo guida gli eventi).

 

Ki bien fai bien trova

(chi fa del bene trova il bene)

 

Ki fai tor a frèŕ o freŕun

u fai plü vitt tèra ke mişun

("chi fa torto ad un fratello o fratellastro farà più presto terra che casa": questo suo modo di comportarsi non gli porterà fortuna).

 

Om d' fuà - om d'luà

(cioè, uomini di fede profonda e rispettosi delle leggi: uomini che danno a Dio quel che è di Dio ed a Cesare quel che è di Cesare).

 

'L Bundhiù u pàia tār - ma u pàia lār

(Iddio paga tardi ma con larghezza).

 

N.B. Nei proverbi che ho citato vi sono alcune parole diverse dal patua odierno (e forse coniate per favorire le rime). Le ho sottolineate.


GRAFIA:

La grafia utilizzata è di tipo fonematico. I principali segni adottati sono i seguenti:

VOCALI:
-u senza dieresi si pronuncia come in italiano, con la dieresi si pronuncia come in francese;
-l'accento grave indica l'apertura di una vocale, l'accento acuto la chiusura;
-ö ha una pronuncia corrispondente alla grafia francese eu;
-l'allungamento vocalico è indicato dal trattino sovrastante la vocale.

CONSONANTI:
-ch e j si pronunciano come in francese;
-la grafia ŕ indica una r impedita che si pronuncia stringendo la guancia e tenendo ferma la lingua rivolta verso l'alto;
-la grafia ş indica la s sonora dell'italiano "rosa";
-la grafia lh si pronuncia come nell'italiano "famiglia";
-la grafia nh si pronuncia come nell'italiano "campagna";
-la grafia k è usata davanti alle vocali e, i, ö, ü e in fine di parola.