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Valdieri - Testimonianças de vita

Daniele Rigaudo

Daniele Rigaudo

Muratore nel Comune di Valdieri

Daniele Rigaudo
italiano Fin che sono andato alle elementari, che eravamo qui in zona, tutto bene, ma a Borgo eravamo messi da parte, dai compagni e dagli insegnanti: eravamo considerati montanari, eravamo vestiti da montanari... Era impossibile, gli altri erano vestiti alla moda... Allora non ho più voluto andare a scuola e papà mi ha mandato a lavorare da muratore. Ho cominciato con mio fratello, poi con mio cugino Destefanis, per tre anni. Mio cugino poi ha smesso e non poteva più tenermi a lavorare con lui. Allora sono passato sotto un'impresa di Torino che lavorava qui a Valdieri; io pensavo di essere in regola, invece questi non mi pagavano le marchette: ho lavorato per un anno e mezzo, per nulla... Poi sono finito sotto Mellano di Entracque. Con lui sono stato tre mesi. Gridava sempre. Non che fosse cattivo, ma aveva il vizio di urlare. Così sono andato a lavorare da Massa, dove ho cominciato a fare gli intonaci. E li ho lavorato finché sono andato militare. Tornato dal servizio militare mi sono messo per conto mio. Ho cominciato a lavorare da muratore.
All'inizio in vallata non mi sono stati affidati lavori, forse la gente non si fidava tanto. Ho lavorato a Festiona, dove la gente era proprio brava. Poi ho cominciato anche a lavorare in vallata, innanzitutto a Sant'Anna, per dei francesi. Poi, mano mano, mi sono fatto la clientela qui e non ho più avuto bisogno di andare a lavorare lontano. Ho sempre lavorato a Sant'Anna, Valdieri e Andonno. Grazie a questi paesi io ho mangiato.
Fare una casa, più è difficile e complicato più mi piace. Come questa casa qui, hanno chiamato diverse imprese, ma nessuno ha voluto prendere il lavoro perché era necessario portare il materiale con un piccolo cingolo o un altro mezzo... Io ci ho provato e pian piano sono riuscito a farla, anche se non avevo mai costruito case di pietra. Poi pian piano l'ho fatta! E' sempre una cosa nuova che fai. Come la casa di Gian Enrico a Valdieri: il geometra del Comune diceva che non avrebbero mai trovato un'impresa per costruirla, perché era disegnata sul modello di una casa che aveva forse duecento anni. Eppure anche con l'aiuto di Gian Enrico siamo riusciti a farla, come una volta. Molti lavorano per guadagnare. Io dico che il lavoro che fai deve innanzitutto soddisfare chi te l'ha commissionato. Se il padrone è contento, anch'io sono contento; se il padrone non è contento... anch'io ci sto male, è tutto molto più difficile. Da quando lavoro mi sarà capitato un paio di volte che non sono stati soddisfatti. Ma forse non perché fossero insoddisfatti, era una scusa per non pagarmi. Si lamentavano per quel motivo lì.
Io ferie non ne ho mai fatte. Faccio ferie solo qualche giorno, quando vado a caccia. Il sabato ho sempre lavorato, fino alla sera. Una volta, quando a casa non avevo animali da accudire, lavoravo anche la domenica mattina. Ora ci sono i daini e i cinghiali da guardare. Al massimo, la domenica vado a vedere i lavori per programmare le attività per la settimana successiva. Questo lavoro mi dà soddisfazione, non lo cambierei con nessun altro.
occitan Fins que siu anat a las elementars, que eron aicí en zòna, anava tot ben, mas a O Borg eriam talhats fòra da lhi companhs e da lhi insenhants: eriam vist coma de montanhins, eriam vestits da montanhins... Era pas possible, lhi autri eron vestit a la mòda... Parelh ai pus volgut anar a l'escòla e mon paire m'a mandat a trabalhar da morador. Ai tacat embe mon fraire, après embe mon cosin Destefanis, per tres ans. Après mon cosin a quitat e polia pus me tenir a trabalhar aquí e siu passat sot n'empresa de Turin que trabalhava aicí a Vaudier; maraman lor me butaven pas a pòst e ai trabalhat n'an e metz sensa marquetas... Après siu anat da Mellano d'Entraigas. Aquí siu estat masque tres mes. Fasia ren d'autre que bramar. Era pas marrit mas avia lo vici de bramar. Parelh siu anat da Massa ente ai tacat a far lo trabucant. Aquí ai trabalhat fins que siu partit soldat. Quora siu tornat a casa me siu butat per mon compt. Ai tacat far lo murador.
Al començament aviu pas de travalh en valada, magara se fiaven pas gaire. Parelh ai trabalhat a Festiona ente lhi a de brava gent. Après ai tacat a trabalhar en valada, a Sant'Ana, per de francés. Plan-planet me siu fach la clientèla en zòna e a ai pus agut de manca d'anar de luenh. Ai sempre trabalhat a Sant'Ana, Vaudier e Andòn. Gràcias a aquesti país quié ai polgut minjar.
Far na maison, mai es mal far e complicat mai me plai. Coma aquesta maison aicí, an fach venir mai d'un'empresa, mas degun a volgut pilha-la perque fasia mal far de portar lo material... Quié ai provat e plan-planet l'ai facha, bèla que auguesse jamai fach na casa en peira. Plan-planet l'ai facha! Es sempre na causa nòva que fas. Pilha la casa de Gian Enrico a Vaudier: lo mesuraor de la Comuna disia qu'aurien jamai trobaa n'empresa per la bastir, perque era projectaa coma na casa de duicent ans fa. E ben, embe l'ajut de Gian Enrico l'avem facha, coma na vira. La grand part lhi trabalhen masque per ganhar. Quié dio que lo trabalh que fas deu satisfar deran tot qui l'a comandat. Se lo padron es content, quié siu decò content; se lo padron es pas content quié decò siu pas satisfach. Be, da quora trabalho serè arribaa na vira o doas que qui m'a comandat lo trabalh fuguesse pas satisfach. Mas era pas tant per aquò, ai l'idea que la rason fuguesse per pas me pagar. Se lamentaven pr'aquò.
Quié de vacanças n'ai jamai fachas. Me repauso qualqui jorns quora vau a la chaça. Lo sande ai sempre trabalhat, tot lo jorn. Na vira, quora aviu deguna bèstia, trabalhavo fins la diamenja matin. Aüra ai lhi dains e lhi puercs salvatges da governar. Mal que vane m'arriba d'anar la diamenja matin a veire lhi trabalhs per programar la semana venenta. Aqueste trabalh me plai, lo baratariu pas embe un autre.

Daniele Rigaudo

Daniele Rigaudo

Muratore nel Comune di Valdieri

Daniele Rigaudo
italiano Fin che sono andato alle elementari, che eravamo qui in zona, tutto bene, ma a Borgo eravamo messi da parte, dai compagni e dagli insegnanti: eravamo considerati montanari, eravamo vestiti da montanari... Era impossibile, gli altri erano vestiti alla moda... Allora non ho più voluto andare a scuola e papà mi ha mandato a lavorare da muratore. Ho cominciato con mio fratello, poi con mio cugino Destefanis, per tre anni. Mio cugino poi ha smesso e non poteva più tenermi a lavorare con lui. Allora sono passato sotto un'impresa di Torino che lavorava qui a Valdieri; io pensavo di essere in regola, invece questi non mi pagavano le marchette: ho lavorato per un anno e mezzo, per nulla... Poi sono finito sotto Mellano di Entracque. Con lui sono stato tre mesi. Gridava sempre. Non che fosse cattivo, ma aveva il vizio di urlare. Così sono andato a lavorare da Massa, dove ho cominciato a fare gli intonaci. E li ho lavorato finché sono andato militare. Tornato dal servizio militare mi sono messo per conto mio. Ho cominciato a lavorare da muratore.
All'inizio in vallata non mi sono stati affidati lavori, forse la gente non si fidava tanto. Ho lavorato a Festiona, dove la gente era proprio brava. Poi ho cominciato anche a lavorare in vallata, innanzitutto a Sant'Anna, per dei francesi. Poi, mano mano, mi sono fatto la clientela qui e non ho più avuto bisogno di andare a lavorare lontano. Ho sempre lavorato a Sant'Anna, Valdieri e Andonno. Grazie a questi paesi io ho mangiato.
Fare una casa, più è difficile e complicato più mi piace. Come questa casa qui, hanno chiamato diverse imprese, ma nessuno ha voluto prendere il lavoro perché era necessario portare il materiale con un piccolo cingolo o un altro mezzo... Io ci ho provato e pian piano sono riuscito a farla, anche se non avevo mai costruito case di pietra. Poi pian piano l'ho fatta! E' sempre una cosa nuova che fai. Come la casa di Gian Enrico a Valdieri: il geometra del Comune diceva che non avrebbero mai trovato un'impresa per costruirla, perché era disegnata sul modello di una casa che aveva forse duecento anni. Eppure anche con l'aiuto di Gian Enrico siamo riusciti a farla, come una volta. Molti lavorano per guadagnare. Io dico che il lavoro che fai deve innanzitutto soddisfare chi te l'ha commissionato. Se il padrone è contento, anch'io sono contento; se il padrone non è contento... anch'io ci sto male, è tutto molto più difficile. Da quando lavoro mi sarà capitato un paio di volte che non sono stati soddisfatti. Ma forse non perché fossero insoddisfatti, era una scusa per non pagarmi. Si lamentavano per quel motivo lì.
Io ferie non ne ho mai fatte. Faccio ferie solo qualche giorno, quando vado a caccia. Il sabato ho sempre lavorato, fino alla sera. Una volta, quando a casa non avevo animali da accudire, lavoravo anche la domenica mattina. Ora ci sono i daini e i cinghiali da guardare. Al massimo, la domenica vado a vedere i lavori per programmare le attività per la settimana successiva. Questo lavoro mi dà soddisfazione, non lo cambierei con nessun altro.
occitan Fins que siu anat a las elementars, que eron aicí en zòna, anava tot ben, mas a O Borg eriam talhats fòra da lhi companhs e da lhi insenhants: eriam vist coma de montanhins, eriam vestits da montanhins... Era pas possible, lhi autri eron vestit a la mòda... Parelh ai pus volgut anar a l'escòla e mon paire m'a mandat a trabalhar da morador. Ai tacat embe mon fraire, après embe mon cosin Destefanis, per tres ans. Après mon cosin a quitat e polia pus me tenir a trabalhar aquí e siu passat sot n'empresa de Turin que trabalhava aicí a Vaudier; maraman lor me butaven pas a pòst e ai trabalhat n'an e metz sensa marquetas... Après siu anat da Mellano d'Entraigas. Aquí siu estat masque tres mes. Fasia ren d'autre que bramar. Era pas marrit mas avia lo vici de bramar. Parelh siu anat da Massa ente ai tacat a far lo trabucant. Aquí ai trabalhat fins que siu partit soldat. Quora siu tornat a casa me siu butat per mon compt. Ai tacat far lo murador.
Al començament aviu pas de travalh en valada, magara se fiaven pas gaire. Parelh ai trabalhat a Festiona ente lhi a de brava gent. Après ai tacat a trabalhar en valada, a Sant'Ana, per de francés. Plan-planet me siu fach la clientèla en zòna e a ai pus agut de manca d'anar de luenh. Ai sempre trabalhat a Sant'Ana, Vaudier e Andòn. Gràcias a aquesti país quié ai polgut minjar.
Far na maison, mai es mal far e complicat mai me plai. Coma aquesta maison aicí, an fach venir mai d'un'empresa, mas degun a volgut pilha-la perque fasia mal far de portar lo material... Quié ai provat e plan-planet l'ai facha, bèla que auguesse jamai fach na casa en peira. Plan-planet l'ai facha! Es sempre na causa nòva que fas. Pilha la casa de Gian Enrico a Vaudier: lo mesuraor de la Comuna disia qu'aurien jamai trobaa n'empresa per la bastir, perque era projectaa coma na casa de duicent ans fa. E ben, embe l'ajut de Gian Enrico l'avem facha, coma na vira. La grand part lhi trabalhen masque per ganhar. Quié dio que lo trabalh que fas deu satisfar deran tot qui l'a comandat. Se lo padron es content, quié siu decò content; se lo padron es pas content quié decò siu pas satisfach. Be, da quora trabalho serè arribaa na vira o doas que qui m'a comandat lo trabalh fuguesse pas satisfach. Mas era pas tant per aquò, ai l'idea que la rason fuguesse per pas me pagar. Se lamentaven pr'aquò.
Quié de vacanças n'ai jamai fachas. Me repauso qualqui jorns quora vau a la chaça. Lo sande ai sempre trabalhat, tot lo jorn. Na vira, quora aviu deguna bèstia, trabalhavo fins la diamenja matin. Aüra ai lhi dains e lhi puercs salvatges da governar. Mal que vane m'arriba d'anar la diamenja matin a veire lhi trabalhs per programar la semana venenta. Aqueste trabalh me plai, lo baratariu pas embe un autre.