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Valdieri - Testimonianças de vita

Giovanni Battista Piacenza di Sant'Anna

Giovanni Battista Piacenza de Sant'Ana

Che con la moglie Caterina Rabbia è stato custode dei rifugi del CAI di Cuneo per 34 anni

Giovanni Battista Piacenza di Sant'Anna
italiano Era il 1962 quando ho fatto il contratto. Ho iniziato nel '63 e sono andato avanti fino al 1995, giugno del '95. Bertaina mi ha detto: mi tieni le chiavi fino a giugno, poi divento responsabile io. Sono stati Cipellini e Franco Pietro che mi hanno detto: "guarda, ci sarebbe un posto lassù", io andavo ai cantieri della diga, ero stato operato ed ero un po' debole. Loro mi dicevano: "be', quello lo potresti fare, pian piano, fai quello che puoi, ti danno 50 mila lire per stagione". Allora io alla diga guadagnavo di più. Poi però mi sono detto, sai per il genepì, bè, 50 mila lire sono buone, poi un po' di teverina (achillea erba rota), un po'... per due mesi... Sai, perché là mi tenevano, facevo la stagione e poi tornavo là. E invece, non ho più ricominciato alla diga. Ho detto: ah, proseguo questa attività, tiro avanti questa. Avevo fatto il fieno... Ho tirato avanti l'attività e sono ancora così adesso.
Mi sono occupato per due anni solo del Livio Bianco. Poi c'erano quelli del rifugio Remondino, che avevano aggiustato. Cipellini e tutti gli altri mi hanno detto: "prendi anche quello, vai lassù: tra l'uno e l'altro ti tiri fuori bene". Poi hanno aggiustato il Morelli, e mi hanno affidato anche il Morelli. Alla fine sono arrivato ad avere sette chiavi. Le tenevamo solo; mia moglie, la figlia ed io facevamo quello che potevamo, facevamo da mangiare ma non come ora, che fan da mangiare come negli alberghi. Io dovevo provvedere alle bombole del gas e alla legna; la pulizia all'interno. Dopo hanno fatto gli ispettori che mi aiutavano. Comunque, c'erano sempre quelli che dormivano e non pagavano: lassù era così.
Per raggiungere il Remondino andavo fino al Gias con l'asino. Lasciavo l'asino lì e poi salivo con la bombola. Ne portavo due per volta. Una la lasciavo al gias e salivo con l'altra. Poi l'indomani o lo stesso giorno, secondo com'era, andavo giù a prendere la seconda. 
Al Morelli era più lontano: impiegavo tre ore e mezza a salire con la bombola: era dura.
Gli altri erano più facili da raggiungere: al Barbero, al Gandolfo, era facile.
Nuccia mi ha ben aiutato. Senza di lei non avrei fatto quello che poi invece abbiamo fatto. Quante volte c'era una comitiva che dal Morelli attraversava e andava al Remondino. Noi li soccorrevamo un po' al Morelli, poi loro partivano e facevano la Nord e la Sud e poi scendevano all'altro rifugio. Noi partivamo, facevamo il passo del Porco, il Colle del Chiapus e andavamo ad aspettarli al Remondino. Sai, non tutte le donne avrebbero fatto quel giro lì. 
Una volta dovevo portare giù due bombole vuote. Era nevicato, c'era una distesa di neve liscia... Io ho fatto quello che dovevo fare al rifugio, poi ho pensato di legare insieme le due bombole vuote per trascinarle pian piano giù, fino al gias. Invece queste due bombole picchiando l'una contro l'altra e hanno tagliato la corda che le teneva legate. Sono scivolate giù, senza controllo. C'erano quattro o cinque che salivano: "un siluro - mi hanno detto - sono passate come un siluro". Le ho poi recuperate giù nel vallone, senza fatica sono venute fino in fondo da sole. 
Ora è cambiato tutto, non sarei più in grado di fare quello che fanno i nuovi gestori: bisogna essere bravi a cucinare, invece allora si dava una minestrina o qualcos'altro. Ti aggiustavi. Nessuno è morto di fame.
Mi è piaciuto, mi è piaciuto. Oltre alla gestione dei rifugi, mi piaceva andare lassù, su a prendere il genepi, su... Be', vedi, ancora adesso mi piace andare a fare legna, stare quassù, stare solo. Cosa ci vuoi fare, mi piace così.
occitan Era lo 1962 quora ai fach lo contract. Ai tacat ental '63 e siu anat anant fins al 1995, junh dal '95. Bertaina m'a dich: tenes las claus fins a junh, après quié pilho la responsabilitat. Son estats Cipellini e Franco Pietro que m'an dich: "gacha, lhi auria un pòst ailamont"; quié enlora anavo ai chantiers dal barratge, ero estat operat e ero un pauc dèble. Lor disien "aquel trabalh poleries far-lo, plan-planet, fas çò que pòs e te donen 50 mila liras per stajon". Quié al barratge ganhavo pro de mai mas me siu dich: lhi a lo genepí, na brisa de teverina, 50 mila son pas mal... per dui mes. Fasio la stajon e puei seriu tornat al barratge. E al contrari ai pita tacat. Ai tirat anant aqueste trabalh; fasiu decò lo fen e parelh ai continuat.
Per dui ans aviu masque lo Livio Bianco. Après lhi avia lo Remondino qu'avien arranjat e an tacat a dir-me "pilha decò aquel, vas ailamont e entre un e l'autre te tires fèora ben". Après an arranjat lo Morelli e ai pilhat decò aquel. A la fins siu arribat a sèt claus. Teniem masque las claus; ma frema, la filha e quié fasiam çò qu'es polia, fasiam da minjar mas ren coma aüra que semelhen de restaurants. Quié pensavo a las bómbolas dal gas, a la lenha e a la policia dins lhi refugis. Après an puei fach lhi inspectors que me donaven na man. Totun lhi n'avia sempre d'aquilhi que durmien e pagaven pas; ailamont era parelh.
Per montar al Remondino anavo fins al Jaç embe l'ase charjat de doas bómbolas. Laissavo l'ase, me charjavo na bómbola e la portavo amont, lo jorn d'après o de vincas lo mesme jorn calavo per pilhar l'autra.
Per lo Morelli era pus da luenh: lhi anava tres oras e mesa per montar embe la bómbola: era dur.
Per lhi autri era pus da bèl far: al Barbero, al Gandolfo fasia bel far.
Núcia m'a ben ajuat. Sensa quilhe auriu pas polgut far tot aquò. Un pauc de vincas lhi avia n'esquadra que partia dal Morelli per anar al Remondino. Nosautri lhi aculhien al Morelli e mentre que lor fasien la Nòrd e la Sud nosautri fasiam lo Pas dal Puerc, lo Còl dal Clapús a anaviam lhi aténder al Remondino. Segurament ren totas las fremas aurien fach un vir parelh.
Na vira deviu calar doas bómbolas vueidas. Avia nevat e la neu era bèla suélia... Ai fach çò que deviu far al refugi e après ai liaas ensem las doas bòmbolas per las rabelar fins al jaç. Mas las bómbolas en picant una contra l'autra an troçaas la còrda que las liava e son esquilhaas aval a rabèl. Lhi n'avia quatre o cinc que montaven: "un silur - m'an dich - anaven coma un silur". Las ai puei recuperaas aval dins la comba, son venguas aval da soletas sensa fatiga.
Aüra es tot diferent, poleriu pus far çò que fan lhi nòus gardians; venta saber cusinear, alora bastava na menestrina o qualcòs'autre. T'arranjaves. Degun es mòrt de fam.
M'a ben plagut. M'a plagut la gestion di refugis mas decò d'anar ailamont a culhir lo genepí. Que vòs, encà aüra la me plai d'anar far lenha, d'estar aicí... da solet. Que vòs far, la me plai parelh.

Giovanni Battista Piacenza di Sant'Anna

Giovanni Battista Piacenza de Sant'Ana

Che con la moglie Caterina Rabbia è stato custode dei rifugi del CAI di Cuneo per 34 anni

Giovanni Battista Piacenza di Sant'Anna
italiano Era il 1962 quando ho fatto il contratto. Ho iniziato nel '63 e sono andato avanti fino al 1995, giugno del '95. Bertaina mi ha detto: mi tieni le chiavi fino a giugno, poi divento responsabile io. Sono stati Cipellini e Franco Pietro che mi hanno detto: "guarda, ci sarebbe un posto lassù", io andavo ai cantieri della diga, ero stato operato ed ero un po' debole. Loro mi dicevano: "be', quello lo potresti fare, pian piano, fai quello che puoi, ti danno 50 mila lire per stagione". Allora io alla diga guadagnavo di più. Poi però mi sono detto, sai per il genepì, bè, 50 mila lire sono buone, poi un po' di teverina (achillea erba rota), un po'... per due mesi... Sai, perché là mi tenevano, facevo la stagione e poi tornavo là. E invece, non ho più ricominciato alla diga. Ho detto: ah, proseguo questa attività, tiro avanti questa. Avevo fatto il fieno... Ho tirato avanti l'attività e sono ancora così adesso.
Mi sono occupato per due anni solo del Livio Bianco. Poi c'erano quelli del rifugio Remondino, che avevano aggiustato. Cipellini e tutti gli altri mi hanno detto: "prendi anche quello, vai lassù: tra l'uno e l'altro ti tiri fuori bene". Poi hanno aggiustato il Morelli, e mi hanno affidato anche il Morelli. Alla fine sono arrivato ad avere sette chiavi. Le tenevamo solo; mia moglie, la figlia ed io facevamo quello che potevamo, facevamo da mangiare ma non come ora, che fan da mangiare come negli alberghi. Io dovevo provvedere alle bombole del gas e alla legna; la pulizia all'interno. Dopo hanno fatto gli ispettori che mi aiutavano. Comunque, c'erano sempre quelli che dormivano e non pagavano: lassù era così.
Per raggiungere il Remondino andavo fino al Gias con l'asino. Lasciavo l'asino lì e poi salivo con la bombola. Ne portavo due per volta. Una la lasciavo al gias e salivo con l'altra. Poi l'indomani o lo stesso giorno, secondo com'era, andavo giù a prendere la seconda. 
Al Morelli era più lontano: impiegavo tre ore e mezza a salire con la bombola: era dura.
Gli altri erano più facili da raggiungere: al Barbero, al Gandolfo, era facile.
Nuccia mi ha ben aiutato. Senza di lei non avrei fatto quello che poi invece abbiamo fatto. Quante volte c'era una comitiva che dal Morelli attraversava e andava al Remondino. Noi li soccorrevamo un po' al Morelli, poi loro partivano e facevano la Nord e la Sud e poi scendevano all'altro rifugio. Noi partivamo, facevamo il passo del Porco, il Colle del Chiapus e andavamo ad aspettarli al Remondino. Sai, non tutte le donne avrebbero fatto quel giro lì. 
Una volta dovevo portare giù due bombole vuote. Era nevicato, c'era una distesa di neve liscia... Io ho fatto quello che dovevo fare al rifugio, poi ho pensato di legare insieme le due bombole vuote per trascinarle pian piano giù, fino al gias. Invece queste due bombole picchiando l'una contro l'altra e hanno tagliato la corda che le teneva legate. Sono scivolate giù, senza controllo. C'erano quattro o cinque che salivano: "un siluro - mi hanno detto - sono passate come un siluro". Le ho poi recuperate giù nel vallone, senza fatica sono venute fino in fondo da sole. 
Ora è cambiato tutto, non sarei più in grado di fare quello che fanno i nuovi gestori: bisogna essere bravi a cucinare, invece allora si dava una minestrina o qualcos'altro. Ti aggiustavi. Nessuno è morto di fame.
Mi è piaciuto, mi è piaciuto. Oltre alla gestione dei rifugi, mi piaceva andare lassù, su a prendere il genepi, su... Be', vedi, ancora adesso mi piace andare a fare legna, stare quassù, stare solo. Cosa ci vuoi fare, mi piace così.
occitan Era lo 1962 quora ai fach lo contract. Ai tacat ental '63 e siu anat anant fins al 1995, junh dal '95. Bertaina m'a dich: tenes las claus fins a junh, après quié pilho la responsabilitat. Son estats Cipellini e Franco Pietro que m'an dich: "gacha, lhi auria un pòst ailamont"; quié enlora anavo ai chantiers dal barratge, ero estat operat e ero un pauc dèble. Lor disien "aquel trabalh poleries far-lo, plan-planet, fas çò que pòs e te donen 50 mila liras per stajon". Quié al barratge ganhavo pro de mai mas me siu dich: lhi a lo genepí, na brisa de teverina, 50 mila son pas mal... per dui mes. Fasio la stajon e puei seriu tornat al barratge. E al contrari ai pita tacat. Ai tirat anant aqueste trabalh; fasiu decò lo fen e parelh ai continuat.
Per dui ans aviu masque lo Livio Bianco. Après lhi avia lo Remondino qu'avien arranjat e an tacat a dir-me "pilha decò aquel, vas ailamont e entre un e l'autre te tires fèora ben". Après an arranjat lo Morelli e ai pilhat decò aquel. A la fins siu arribat a sèt claus. Teniem masque las claus; ma frema, la filha e quié fasiam çò qu'es polia, fasiam da minjar mas ren coma aüra que semelhen de restaurants. Quié pensavo a las bómbolas dal gas, a la lenha e a la policia dins lhi refugis. Après an puei fach lhi inspectors que me donaven na man. Totun lhi n'avia sempre d'aquilhi que durmien e pagaven pas; ailamont era parelh.
Per montar al Remondino anavo fins al Jaç embe l'ase charjat de doas bómbolas. Laissavo l'ase, me charjavo na bómbola e la portavo amont, lo jorn d'après o de vincas lo mesme jorn calavo per pilhar l'autra.
Per lo Morelli era pus da luenh: lhi anava tres oras e mesa per montar embe la bómbola: era dur.
Per lhi autri era pus da bèl far: al Barbero, al Gandolfo fasia bel far.
Núcia m'a ben ajuat. Sensa quilhe auriu pas polgut far tot aquò. Un pauc de vincas lhi avia n'esquadra que partia dal Morelli per anar al Remondino. Nosautri lhi aculhien al Morelli e mentre que lor fasien la Nòrd e la Sud nosautri fasiam lo Pas dal Puerc, lo Còl dal Clapús a anaviam lhi aténder al Remondino. Segurament ren totas las fremas aurien fach un vir parelh.
Na vira deviu calar doas bómbolas vueidas. Avia nevat e la neu era bèla suélia... Ai fach çò que deviu far al refugi e après ai liaas ensem las doas bòmbolas per las rabelar fins al jaç. Mas las bómbolas en picant una contra l'autra an troçaas la còrda que las liava e son esquilhaas aval a rabèl. Lhi n'avia quatre o cinc que montaven: "un silur - m'an dich - anaven coma un silur". Las ai puei recuperaas aval dins la comba, son venguas aval da soletas sensa fatiga.
Aüra es tot diferent, poleriu pus far çò que fan lhi nòus gardians; venta saber cusinear, alora bastava na menestrina o qualcòs'autre. T'arranjaves. Degun es mòrt de fam.
M'a ben plagut. M'a plagut la gestion di refugis mas decò d'anar ailamont a culhir lo genepí. Que vòs, encà aüra la me plai d'anar far lenha, d'estar aicí... da solet. Que vòs far, la me plai parelh.