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Valdieri - Testimonianças de vita

Rina Ghigo e il figlio Roberto Parracone

Rina Ghigo e lo filh Roberto Parracone

Albergo Turismo - Terme di Valdieri

Rina Ghigo e il figlio Roberto Parracone
italiano Noi siamo qui da una vita... Abbiamo iniziato nel '53 dopo dal '54 abbiamo iniziato a lavorare tutti insieme. C'erano mamma, Italo, Dino, Rita ed io. Abbiamo lavorato una vita... Siamo stati qui d'inverno, quando non c'era il telefono, la luce, gli elicotteri... Avevamo acquistato per conto nostro una centralina che un po'andava e un po' non andava. Sai la vita com'è: un giorno viene dopo l'altro, non fai il tema, la prendi così come viene. Nessun contributo. Ora c'è la Regione, ci sono tante cose: allora non c'era niente. C'era il Comune, ma non gli chiedevi di aiutarci, neanche di fare grosso come un'unghia: ci siamo sempre fatto tutto da soli.
La prima cosa che faccio al mattino e ho fatto per tanti anni, la prima cosa era alzarmi e accendere la stufa. Poi cominciavo: mettevo su le pentole, iniziavo a far da mangiare, a far cuocere il minestrone e tutto il resto...Come facevo come una volta ad accenderla, dopo cinquant'anni faccio ancora adesso, è sempre uguale: ti sporchi di fuliggine, si sporcano le pentole e poi pulisci. E' una cosa bella, perché hai anche un ricordo. E' da quando siamo in casa che l'abbiamo. E' una cosa bella. Ci hanno detto di toglierla, di venderla come oggetto di antiquariato, ma noi siamo contenti di averla: quando abbiamo freddo ci scaldiamo, quando abbiamo bisogno di far da mangiare, la usiamo.
Sono sempre stato qui perché mamma era qui, quindi d'estate venivo qui. Papà faceva il macellaio a Valdieri, ma io ho seguito mamma, sono sempre stato più affezionato a questa parte della famiglia, per cui ero ben contento di venire su. C'era nonna, c'era Dino, c'era lo zio: eravamo quella che oggi si chiama la famiglia allargata. Già allora era così. C'erano le mie cugine, Anna e Luciana, Rita ed eravamo tutti insieme. Poi sono andato avanti, ho studiato, è capitato di partecipare a concorsi; sono stato in graduatoria per andare a lavorare in banca e ho lavorato per dodici anni alla Cassa di Risparmio di Savigliano. Mi piaceva ma ho deciso di cambiare e lasciare la banca, nel giro di tre o quattro mesi. Era il marzo del 2000. Qui lavoro ce n'è sempre: una volta fai una cosa, un'altra ne fai un'altra. Richieste da parte degli Enti preposti ai controlli vari ce n'è sempre di più; a loro non interessa se tu lavori tre mesi o tutto l'anno: le tasse sono sempre uguali. Gli adeguamenti sono sempre gli stessi, indipendentemente dalle entrate che tu hai. Abbiamo finito questa primavera i lavori di adeguamento richiesti dall'ASL, cose che possono servire e cose ridicole: ad esempio, avevamo le ringhiere alte 92 centimetri, abbiamo dovuto portarle ad un metro, così il fabbro è venuto e ha riso una volta. Poi però abbiamo dovuto ridere anche noi per pagarle... E tutte cose così. Siamo in un sistema che non si interessa delle cose così come vanno qui. Noi siamo qui e le conosciamo, ma agli altri non interessa. Bisogna prendere il buono e il cattivo, così come viene, e fare buon viso a cattivo gioco. Per il resto... Io sapevo benissimo di cosa si trattava, nel momento in cui ho deciso, e non sono stato deluso. Ho preso una decisione a ragion veduta, sapevo quello che andavo a fare. Paragonare i due lavori? C'è dal giorno alla notte. Sapevo che quello che mi preparavo a fare era decisamente meglio del lavoro che avevo fatto per dodici anni. La prospettiva di continuare il lavoro in banca per altri vent'anni no, sarebbe stato troppo. Invece qui... non è che mi pesi poi tanto, la prospettiva può essere ad oltranza, non ci sono grossi problemi.
occitan Nosautri sem aicí da na vita... avem començat ental '53, puei da l'an d'après avem començat a trabalhar tuchi ensem. Lhi avia mama, Italo, Dino, Rita e quié. Avem trabalhat una vita.... Sem estats aicí l'uvèrn, quora lhi avia pas lo teléfon, la lutz, lhi elicòpters... Avíem chataa per nòstre compt una centralina qu'un pauc anava e un pauc anava pas. Saubetz la vita coma es: un jorn après l'autre, la prenes parelh coma ven, fas pas lo tèma. Degun contribut. Aüra lhi a la Region, lhi a tantas causas: enlora lhi avia pas ren. Lhi avia la Comuna, mas lhi demandaves pas de t'ajuar, nimanc de far gròs coma un'ongla: nos sem sempre fach tot da solets.
La prima causa que fau lo matin e qu'ai fach per tanti ans es de m'auçar e aviscar l'estua. Puei començavo: tiravo fòra las paèlias, tacavo a cusinear, a far còire lo menestron e tota la resta... Coma fasiu un bòt per l'aviscar, fau encà aüra après cincant'ans, sempre parelh: t'espòrques de sua, se marneton las paèlias e puei polidisses. Es una causa bèla, perque as decò un recòrd. Es da quora sem a la maison que l'avem. Es una causa bèla. Nos an dich de la gavar, de la vénder coma un objèct d'antiqüariat, mas nosautri sem contents de l'aver; quora avem freid s'eschaudem, quora avem da manca de far da minjar, l'adobrem.
Siu sempre restat aicí perque mama era aicí, donc l'istat venio aicí. Mon paire fasia lo maselier a Vaudier, mas mi ai seguit ma maire, siu sempre estat mai afecionant an aqueste cant de la familha, pr'aquò ero ben content de venir amont. Lhi avia nòna, lhi avia Dino, lhi avia barba: érem aquela qu'encuei se sòna una familha eslarjaa. Já enlora era parelh. Lhi avia Rita e mas cosinas, Anna e Luciana, érem tuchi ensem. Puei siu anat anant, ai estudiat e ai partecipat a de concors: siu estat en graduatòria per anar en banca e ai trabalhat dotze ans a la caissa de resparmi de Savilhan. Me plasia, mas ai decidat de chambiar, dins lo vir de tres o quatre mes. Era lo mars dal 2000. Aicí de trabalh n'a sempre, e plen de causas diferentas. D'exigenças da part de lhi ents que s'ocupon di varis contròls n'a sempre de mai. A lor interessa pas se trabalhes tres mes o tot l'an, las taxas son sempre egalas, lhi adeqüaments lhi mesmes, independentement da las intradas que as. Avem finit aquesta prima lhi trabalhs d'adeqüament demandats da l'ASL, de causas que pòlon servir e d'autras que fan rire coma la question de las brandanas que avem degut la portar da 92 centimètres a 1 mètre, lo ferrier a grinhat na vira. Mas après nosautri avem grinhat per las pagar... Es tot parelh. Sem dins un sistema que s'interessa pas de las causas parelh coma marchon aicí. Nosautri sem aicí e las coneissem, mas a lhi autri interessa pas. Chal prene lo bòn e lo marrit, parelh coma ven, e chal far bòn morre a marrit juec. Per la resta... Quora ai decidat de me butar dins aquò, sabiu ben de çò que se tractava, e siu pas pentit. Sabiu çò qu'anavo far.
Paragonar lhi dui trabalhs? Lhi a dal jorn a la nuech. Sabiu qu'aqueste trabalh era ben melhor d'aquel qu'aviu fach per dotze ans. La prospectiva de continuar lo trabalh en banca per autri vint ans, no, seria estat tròp. Dal temp qu'aicí... es pas que me pese puei tant, lhi as pas de gròs problemas e poleriu lo far per tota la vita.

Rina Ghigo e il figlio Roberto Parracone

Rina Ghigo e lo filh Roberto Parracone

Albergo Turismo - Terme di Valdieri

Rina Ghigo e il figlio Roberto Parracone
italiano Noi siamo qui da una vita... Abbiamo iniziato nel '53 dopo dal '54 abbiamo iniziato a lavorare tutti insieme. C'erano mamma, Italo, Dino, Rita ed io. Abbiamo lavorato una vita... Siamo stati qui d'inverno, quando non c'era il telefono, la luce, gli elicotteri... Avevamo acquistato per conto nostro una centralina che un po'andava e un po' non andava. Sai la vita com'è: un giorno viene dopo l'altro, non fai il tema, la prendi così come viene. Nessun contributo. Ora c'è la Regione, ci sono tante cose: allora non c'era niente. C'era il Comune, ma non gli chiedevi di aiutarci, neanche di fare grosso come un'unghia: ci siamo sempre fatto tutto da soli.
La prima cosa che faccio al mattino e ho fatto per tanti anni, la prima cosa era alzarmi e accendere la stufa. Poi cominciavo: mettevo su le pentole, iniziavo a far da mangiare, a far cuocere il minestrone e tutto il resto...Come facevo come una volta ad accenderla, dopo cinquant'anni faccio ancora adesso, è sempre uguale: ti sporchi di fuliggine, si sporcano le pentole e poi pulisci. E' una cosa bella, perché hai anche un ricordo. E' da quando siamo in casa che l'abbiamo. E' una cosa bella. Ci hanno detto di toglierla, di venderla come oggetto di antiquariato, ma noi siamo contenti di averla: quando abbiamo freddo ci scaldiamo, quando abbiamo bisogno di far da mangiare, la usiamo.
Sono sempre stato qui perché mamma era qui, quindi d'estate venivo qui. Papà faceva il macellaio a Valdieri, ma io ho seguito mamma, sono sempre stato più affezionato a questa parte della famiglia, per cui ero ben contento di venire su. C'era nonna, c'era Dino, c'era lo zio: eravamo quella che oggi si chiama la famiglia allargata. Già allora era così. C'erano le mie cugine, Anna e Luciana, Rita ed eravamo tutti insieme. Poi sono andato avanti, ho studiato, è capitato di partecipare a concorsi; sono stato in graduatoria per andare a lavorare in banca e ho lavorato per dodici anni alla Cassa di Risparmio di Savigliano. Mi piaceva ma ho deciso di cambiare e lasciare la banca, nel giro di tre o quattro mesi. Era il marzo del 2000. Qui lavoro ce n'è sempre: una volta fai una cosa, un'altra ne fai un'altra. Richieste da parte degli Enti preposti ai controlli vari ce n'è sempre di più; a loro non interessa se tu lavori tre mesi o tutto l'anno: le tasse sono sempre uguali. Gli adeguamenti sono sempre gli stessi, indipendentemente dalle entrate che tu hai. Abbiamo finito questa primavera i lavori di adeguamento richiesti dall'ASL, cose che possono servire e cose ridicole: ad esempio, avevamo le ringhiere alte 92 centimetri, abbiamo dovuto portarle ad un metro, così il fabbro è venuto e ha riso una volta. Poi però abbiamo dovuto ridere anche noi per pagarle... E tutte cose così. Siamo in un sistema che non si interessa delle cose così come vanno qui. Noi siamo qui e le conosciamo, ma agli altri non interessa. Bisogna prendere il buono e il cattivo, così come viene, e fare buon viso a cattivo gioco. Per il resto... Io sapevo benissimo di cosa si trattava, nel momento in cui ho deciso, e non sono stato deluso. Ho preso una decisione a ragion veduta, sapevo quello che andavo a fare. Paragonare i due lavori? C'è dal giorno alla notte. Sapevo che quello che mi preparavo a fare era decisamente meglio del lavoro che avevo fatto per dodici anni. La prospettiva di continuare il lavoro in banca per altri vent'anni no, sarebbe stato troppo. Invece qui... non è che mi pesi poi tanto, la prospettiva può essere ad oltranza, non ci sono grossi problemi.
occitan Nosautri sem aicí da na vita... avem començat ental '53, puei da l'an d'après avem començat a trabalhar tuchi ensem. Lhi avia mama, Italo, Dino, Rita e quié. Avem trabalhat una vita.... Sem estats aicí l'uvèrn, quora lhi avia pas lo teléfon, la lutz, lhi elicòpters... Avíem chataa per nòstre compt una centralina qu'un pauc anava e un pauc anava pas. Saubetz la vita coma es: un jorn après l'autre, la prenes parelh coma ven, fas pas lo tèma. Degun contribut. Aüra lhi a la Region, lhi a tantas causas: enlora lhi avia pas ren. Lhi avia la Comuna, mas lhi demandaves pas de t'ajuar, nimanc de far gròs coma un'ongla: nos sem sempre fach tot da solets.
La prima causa que fau lo matin e qu'ai fach per tanti ans es de m'auçar e aviscar l'estua. Puei començavo: tiravo fòra las paèlias, tacavo a cusinear, a far còire lo menestron e tota la resta... Coma fasiu un bòt per l'aviscar, fau encà aüra après cincant'ans, sempre parelh: t'espòrques de sua, se marneton las paèlias e puei polidisses. Es una causa bèla, perque as decò un recòrd. Es da quora sem a la maison que l'avem. Es una causa bèla. Nos an dich de la gavar, de la vénder coma un objèct d'antiqüariat, mas nosautri sem contents de l'aver; quora avem freid s'eschaudem, quora avem da manca de far da minjar, l'adobrem.
Siu sempre restat aicí perque mama era aicí, donc l'istat venio aicí. Mon paire fasia lo maselier a Vaudier, mas mi ai seguit ma maire, siu sempre estat mai afecionant an aqueste cant de la familha, pr'aquò ero ben content de venir amont. Lhi avia nòna, lhi avia Dino, lhi avia barba: érem aquela qu'encuei se sòna una familha eslarjaa. Já enlora era parelh. Lhi avia Rita e mas cosinas, Anna e Luciana, érem tuchi ensem. Puei siu anat anant, ai estudiat e ai partecipat a de concors: siu estat en graduatòria per anar en banca e ai trabalhat dotze ans a la caissa de resparmi de Savilhan. Me plasia, mas ai decidat de chambiar, dins lo vir de tres o quatre mes. Era lo mars dal 2000. Aicí de trabalh n'a sempre, e plen de causas diferentas. D'exigenças da part de lhi ents que s'ocupon di varis contròls n'a sempre de mai. A lor interessa pas se trabalhes tres mes o tot l'an, las taxas son sempre egalas, lhi adeqüaments lhi mesmes, independentement da las intradas que as. Avem finit aquesta prima lhi trabalhs d'adeqüament demandats da l'ASL, de causas que pòlon servir e d'autras que fan rire coma la question de las brandanas que avem degut la portar da 92 centimètres a 1 mètre, lo ferrier a grinhat na vira. Mas après nosautri avem grinhat per las pagar... Es tot parelh. Sem dins un sistema que s'interessa pas de las causas parelh coma marchon aicí. Nosautri sem aicí e las coneissem, mas a lhi autri interessa pas. Chal prene lo bòn e lo marrit, parelh coma ven, e chal far bòn morre a marrit juec. Per la resta... Quora ai decidat de me butar dins aquò, sabiu ben de çò que se tractava, e siu pas pentit. Sabiu çò qu'anavo far.
Paragonar lhi dui trabalhs? Lhi a dal jorn a la nuech. Sabiu qu'aqueste trabalh era ben melhor d'aquel qu'aviu fach per dotze ans. La prospectiva de continuar lo trabalh en banca per autri vint ans, no, seria estat tròp. Dal temp qu'aicí... es pas que me pese puei tant, lhi as pas de gròs problemas e poleriu lo far per tota la vita.