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Votz de Vermenanha e Ges

San Magno 2001 - Roccavione

Sant Manh 2001

"Parlata" di San Magno a Roccavione.
Di L. Artusio, G. Giraudo, E. Macario
(voce di Renzo Artusio)

San Magno 2001 - Roccavione
italiano Un saluto a voi, brava gente,
che per abitudine e devozione
siete venuti in processione
e a sentire questi ragionamenti.
Dal paese o dalla campagna,
da casolari, baite, borgate e seccatoi,
di infervorati, mogi, persone per bene
avete fatto une grande assembramento.
Gente che studia o guadagna,
che è in pensione e gioca a bocce,
che in comune fa inghippi,
tutti qui ad accompagnare San Magno.
Hanno ancora senso la chiesa e i santi
ora che fanno arieti e pecore
senza gravidanze, seme ed ovaie,
copia identica di quello grande?
Da noi stanno scomparendo le vacche,
e ce ne facciamo gran meraviglia,
alleviamo solamente conigli, galline ed api,
nessun animale tenuto legato.
Ma il mondo è assai più scombussolato:
granoturco e cipolle imbastardite
non temono più pidocchi e malattie,
ma chissà cosa fanno a chi li mangia!
Quando i santi proteggevano dal tuono,
la grandine dalle campagne
e le slogature degli animali,
pareva ci fosse più giudizio.
Un dio faceva bello, brutto, asciutto e molle,
con le rogazioni lo si rabboniva;
tante tante volte sbagliava:
lo si sapeva fuori del nostro controllo.
Ora alcuni uomini, solo sette o otto,
si sono tramutati in padreterno:
padroni di paradiso e inferno
dai loro cantucci comandano a bastonate.
Tutto questo è fuori del nostro potere
se ne parla per coscienza,
ma di mezzi siamo quasi senza
se non digiunare o bastonare.

Al nostro piccolo conviene fare ritorno
dove qualcosa facciamo e contiamo;
fagioli e paella o pane e cacio
sono gli interessi di voi qui intorno.
Ma io ho la lingua che si incolla,
fatica a proferir parola,
perdonate se non ve ne offro
e alla borraccia tiro un sorso.
Questo carro, dai Marcantoni tenuto,
è sempre luccicante come uno scudo.
Le bussole sono ben ingrassate,
l'avantreno e le ruote dipinte.
Per le vacche ci va più che bene
fin che Giovanni delle Fornaci le tiene,
quando lui andrà in pensione
bisognerà chiamare quelli della clonazione?
Negli altri paesi qui vicini,
quando si fanno feste o festini,
si danno da fare i masseraggi
che fanno sfarzo e grandiosità.
Nella Pro Loco ce n'erano quindici,
ma sono andati allo sfascio.
Per anni un'associazione vivace,
ora sono malaticci, in agonia.
Nonostante siano rimasti in due
hanno fatto un buon lavoro.
Se i massari dessero loro una mano
ne uscirebbe un grosso San Magno.
Chesta da alcuni anni prepara il nido,
ma non ha ancora scelto la sua quaglia;
tra pellegrinaggi e baciare balaustre
qualche bigotta troverà da sposare.
La priora trovando bello questo lavoro
ha trascinato il marito ad aiutarla,
è Annamaria degli 'Sgari che fa pizzi,
è ancora arrivata a darsi il belletto.
Bel portamento, graziosa, vispa,
suda e logora suole per strada,
con sole, nebbia, piovaschi, neve
la vedete andare al passo dell'oca.
In Europa è giunta prima
cosicché ora corre in Cina.
È Elisa Rigaudo di Tetto Griva,
la nostra grande gloria sportiva.
Mi soffermo, tiro il fiato.
il più bello ve l'ho già raccontato.
Un sorso poi inizio con le notizie,
i segreti, le lagnanze e le malizie.

La strada verso Robilante,
per le biciclette sarebbe piacevole,
è tutta buche e fosse:
fiacca il sedere e rompe le gambe.
Ho visto con il carro là dietro
che hanno tolto le schiene d'asino,
ma per coloro che abitano lì vicino
attraversare la strada è una preoccupazione.
Alla Toglia hanno messo la rotonda
e l'hanno inaugurata con due autovetture
toglie il traffico ai borgarini,
ma la terra ai nostri agricoltori.
Là in mezzo ci sarebbe posto per l'asilo,
un po' scomodo, bisogna ammetterlo.
Un posto bello accanto al ricovero ci sarebbe,
ma lì c'è un grosso inghippo.
A Tetto Cecco gira la corriera:
una rotonda fatta in modo corretto,
e per fare più bella figura
l'hanno fatta grossa fuori misura.
Per coloro che sono incontinenti,
affinché non vadano sempre contro gli spigoli
hanno piazzato una cabina a monete:
dà sollievo ed aiuto a chi piscia.
Se non sei pratico o fai il fesso
rischi di fartela addosso.
E tanto per togliere quei buoni odori
l'hanno contornata con vasi di fiori.
Invece nessun problema per i cani
non si appartano neppure fuori mano
basta vedere quanto ne lasciano
sui marciapiedi dove passano.
Il sindaco si vanta sulla gazzetta,
ma chi, attento, usa la paletta
e separa per colore dei bidoni
è la gente di Roccavione.

Abbiamo anche la cementeria
che brucia ogni sorta di porcheria;
a Robilante prendono i soldi a palate
e noi restiamo con un palmo di naso.
Per non essere da meno la cartiera
puzzava da mattina a sera,
questo alle prime calure
e l'hanno procrastinata fino a l'altroieri.
Quando io ho il cesso che non va più
mi metto e lo svuoto, tutto lì.
Anche loro infine ci sono arrivati,
ma a farlo quanto (ci) hanno impiegato!
Per l'acqua da bere e nettare i cessi
non siamo più padroni a casa nostra:
hanno ceduto la gestione di sorgenti e fogne;
paghiamo di più, comunque vada.
Noi avevamo ancora una sorgente,
così fredda da gelare i denti.
La fontana dell'asilo, ne avevano cura
code di gente che la prendevano.
Ora che i tubi si sono tappati
si sono offerti alcuni pensionati:
avrebbero nettato per un bicchiere di vino
ma non hanno dato loro il permessino.
Mi son preso il permesso di raccontare
le più grosse novità, senza esagerare.
ora che siete tutti a conoscenza
di tornare a casa prendo licenza.
Voi, se la moglie ve ne ha preparato,
andate a mangiare un buon piatto
se siete "single", con padre e madre,
senza problemi tornate a pranzare.
Se al ricovero è la tavolata
sentirete che buon sugo.
Chi è ingaggiato alla Croce Bianca
oggi assaggerà delle specialità.
Ed arrivando alla fine del pasto
sollevate i bicchieri, fate cin cin
Viva San Magno, viva l'allegria,
viva le feste in armonia.
occitan Un salut a vautri, brava gent,
que per costuma o devocion
seve venuts en portission
e a sénter 'sti rasonaments.
Da la vila o d'en campanha,
da teits, meiras, borgaas e casòts
d'escauderats, còtis, a mued
avetz fait na gròssa arroanha.
Gent qu'estudia o l'es al vanh,
que l'es en pension e jua a bòchas,
que en comuna fa machòchas,
tuit aicí a acompanhar Sant Manh.
An encà sens la gleisa e lhi sants
aüra que fan lhi bèros e bèras
sensa prenhaas, semenç e uveras,
còpia idéntica d'aquel grand?
Da nautri van a pèrder lhi vacas,
e se ne'n foma gran maravilhas,
tenoma masque pus cunilhs, galinas e avilhas,
pus niunas bèstias a lhi estacas.
Ma tant pus lo mond se desranja:
mèlia e ceulas embastardias
patisson pus peolhs e malatias,
ma qui sa quò fan a qui lhi manja!
Quora lhi sants paraven lo tron,
la tempèsta da lhi campanhas
e di bèstias lhi esviroteanhas,
semelhava lhi feisse pus de cognicion.
Un diu fasia bèl, brut, suit e mòl,
con lhi rogacions én lo pasiava;
tantas, tantas viras al esbalhava:
lo sabíem fòra dòu nòstre contròl.
Aüra qualqui òmes, masque sèt o ueit,
se son trasmutats en padretèrn:
padrons de paradís e unfèrn
dai seus guichs comanden a barròts.
Tut çò l'es fòra de nòstra portaa
se ne'n parla per consciença,
ma de mesos soma bèl e sensa
se nent dejunar o barrotar.

Al nòstre chòt conven far retorn
onda qualcòs foma e contoma;
fasòls e paella o pan e toma
son lhi enterès de vautri aiçí entorn.
Ma mi ai la lenga que s'encòla,
trubula a sòrter la paròla,
perdonetz se ve ne semono pas
e a la pelboc tiro un flat.
Esto quèr, dai Marcantòni tenut,
l'es sempre luient 'ma n'escut.
Las bússolas son ben engraissaas,
la borga e lhi roas pituraas.
Per lhi vacas se va pus que ben
fins que Joanin di Fornasas lhi ten,
quora chèl vònhe-puei en pension
tocarà chamar quilhs d'la clonacion?
En lhi autri país aiçí vesins,
quora fan de fèstas o de festins,
se dan d'andi lhi massieratges
que fan d'esbatufs e faratge.
En la Pro Loco lhi n'era quinze,
ma son anats a repiquinze.
Per d'ans n'associacion desgordia
aüra son malaviuts, en agonia.
Con tut que en does son estats
un bòn trabalh an encà fait.
se lhi massiers lhi donessen n'autra man i surtaria un gròs Sant Manh.
Questa da dos-tres ans pòrta palha,
mas a encà nen cernut sia qüalha;
tra pelegrinatges e balustras berlicar
qualquas bisòcas trubarà puei da mariar.
La priora trubant bèl esto trabalh
a decò rabelat l'òme a jutar-ilh,
l'es Anamaria di Esgari, que fa picets,
a encà arrivaa a dar-se lo belet.
Bèl andi, graciosa, desgordia,
suda e frusta sòlas per la via,
con sol, nebla, plovèris, flòca
la veguetz andar au pas de l'òca.
En Euròpa l'es arrubaa la prima
tant que aüra cor en China.
L'es Elisa Rigaud, dal Teit Griva
la nòstra granda glòria esportiva.
Me trafèrmo, tiro lo flat,
lò pus bèl ve l'ai já contat.
Na golaa, puei taco lhi notícias,
lhi segrets, lamentas e malícias.

Lo camin velh de Robilant
per lhi bici seria plasent,
l'es tut a garbadans e tampas:
flaca lo cul e romp lhi gambas.
Ai vist con la barròcha là darrer
lhi esquinas d'ase lhi an gavaas,
ma per quilhs que isten lí vesin
traversar la via l'es un sagrin.
A la Tuelha na rotonda an butaa
e con dui veituras l'an enauguraa:
gava lo tràfic ai borgarins,
ma la tèrra ai nòstri campanhins.
Là en metz lhi seria lueia per l'asilo,
un pauch fòra man, venta admetir-lo.
Un pòst bèl vesin al ricòvero lhi seria,
mas lí l'es na gròssa camamilha.
A Teit Checo vira la corriera:
na rotonda, la justa manera,
e per far pus bèla figura
l'an faita gròssa fòra mesura.
Per quilhs que l'aiva tenon pus vaire,
per nen que vònhen sempre tacats ai caires,
an plaçat 'na gabina a peça:
da soslèu e ajo a qui pissa.
Se sues nen pràctic o fas lo fòl
vas a rísic de far-te-la a còl.
E tant per gavar aquilhi bòn odors
l'an contornaa a vas de flors.
Enveche niun problèma per lhi cans,
se desquiven nhanca fòra man:
basta véguer quant ne laissen
sus di marchapé onda passen.
Lo síndic blaga sus d'la gaseta,
ma qui, atent, dòbra la paleta
e destria per color di bidons
l'es la gent de Rocavion. Oma decò la cimenteria
que brusa ònhi sòrt de porcaria;
a Robilant chapen lhi sòuds a caçuls
e nautri s'la pilhoma ental cul.
Per nen èsser da meno, la cartiera
flairava da matin a d' sera,
çò l'era puei masque ai primas cauds
e l'an esmenaa fins a ier mas l'autr.
Quora mi ai la chabòta que va pus
taco e la desvòido: tut lì.
Decò lor a la fin lhi son arrubats,
ma a far-lo quanto temp lhi an butat!
Per l'aiva da bèver e lhi ches esgurar
soma pus padrons a nòstra ca':
an remetut sorgents e fònhas;
pagoma sempre de pus, mas si que vònhe.
Nautri avíem encà na sorgent,
tant freida que jalava lhi dents.
La fontana de l'asilo cubitàvem,
codolenas d' gent que la pilhaven.
Aüra que lhi tubos se son estopats
se son semosts dos-tres pensionats:
aurien esgurat per un bichel de vin,
ma lhi an nent dait lo permessin.
Me son pilhat lo permès de contar
lhi pus gròssas nòvas, sensa exagerar.
Aüra que seve tuit a conoissença
de tornar a ca', pilho luciença.
Vautri, se la fomna ve n'a fait,
andeve a manjar un bòn grilet,
se seve single, con pare e mare,
sensa sagrin torni a disnar-ve.
Se au ricòvero l'es la taulanha
sentareve que bòna la banha.
A la Crotz Blanca qui l'es engatjat
encuei tastarà d'especialitats.
E dòu past arrubant a la fin
destèrri lhi bichèls, feve chin chin.
Viva Sant Manh, viva l'alegria,
viva lhi fèstas en armonia.


San Magno 2001 - Roccavione

Sant Manh 2001

"Parlata" di San Magno a Roccavione.
Di L. Artusio, G. Giraudo, E. Macario
(voce di Renzo Artusio)

San Magno 2001 - Roccavione
italiano Un saluto a voi, brava gente,
che per abitudine e devozione
siete venuti in processione
e a sentire questi ragionamenti.
Dal paese o dalla campagna,
da casolari, baite, borgate e seccatoi,
di infervorati, mogi, persone per bene
avete fatto une grande assembramento.
Gente che studia o guadagna,
che è in pensione e gioca a bocce,
che in comune fa inghippi,
tutti qui ad accompagnare San Magno.
Hanno ancora senso la chiesa e i santi
ora che fanno arieti e pecore
senza gravidanze, seme ed ovaie,
copia identica di quello grande?
Da noi stanno scomparendo le vacche,
e ce ne facciamo gran meraviglia,
alleviamo solamente conigli, galline ed api,
nessun animale tenuto legato.
Ma il mondo è assai più scombussolato:
granoturco e cipolle imbastardite
non temono più pidocchi e malattie,
ma chissà cosa fanno a chi li mangia!
Quando i santi proteggevano dal tuono,
la grandine dalle campagne
e le slogature degli animali,
pareva ci fosse più giudizio.
Un dio faceva bello, brutto, asciutto e molle,
con le rogazioni lo si rabboniva;
tante tante volte sbagliava:
lo si sapeva fuori del nostro controllo.
Ora alcuni uomini, solo sette o otto,
si sono tramutati in padreterno:
padroni di paradiso e inferno
dai loro cantucci comandano a bastonate.
Tutto questo è fuori del nostro potere
se ne parla per coscienza,
ma di mezzi siamo quasi senza
se non digiunare o bastonare.

Al nostro piccolo conviene fare ritorno
dove qualcosa facciamo e contiamo;
fagioli e paella o pane e cacio
sono gli interessi di voi qui intorno.
Ma io ho la lingua che si incolla,
fatica a proferir parola,
perdonate se non ve ne offro
e alla borraccia tiro un sorso.
Questo carro, dai Marcantoni tenuto,
è sempre luccicante come uno scudo.
Le bussole sono ben ingrassate,
l'avantreno e le ruote dipinte.
Per le vacche ci va più che bene
fin che Giovanni delle Fornaci le tiene,
quando lui andrà in pensione
bisognerà chiamare quelli della clonazione?
Negli altri paesi qui vicini,
quando si fanno feste o festini,
si danno da fare i masseraggi
che fanno sfarzo e grandiosità.
Nella Pro Loco ce n'erano quindici,
ma sono andati allo sfascio.
Per anni un'associazione vivace,
ora sono malaticci, in agonia.
Nonostante siano rimasti in due
hanno fatto un buon lavoro.
Se i massari dessero loro una mano
ne uscirebbe un grosso San Magno.
Chesta da alcuni anni prepara il nido,
ma non ha ancora scelto la sua quaglia;
tra pellegrinaggi e baciare balaustre
qualche bigotta troverà da sposare.
La priora trovando bello questo lavoro
ha trascinato il marito ad aiutarla,
è Annamaria degli 'Sgari che fa pizzi,
è ancora arrivata a darsi il belletto.
Bel portamento, graziosa, vispa,
suda e logora suole per strada,
con sole, nebbia, piovaschi, neve
la vedete andare al passo dell'oca.
In Europa è giunta prima
cosicché ora corre in Cina.
È Elisa Rigaudo di Tetto Griva,
la nostra grande gloria sportiva.
Mi soffermo, tiro il fiato.
il più bello ve l'ho già raccontato.
Un sorso poi inizio con le notizie,
i segreti, le lagnanze e le malizie.

La strada verso Robilante,
per le biciclette sarebbe piacevole,
è tutta buche e fosse:
fiacca il sedere e rompe le gambe.
Ho visto con il carro là dietro
che hanno tolto le schiene d'asino,
ma per coloro che abitano lì vicino
attraversare la strada è una preoccupazione.
Alla Toglia hanno messo la rotonda
e l'hanno inaugurata con due autovetture
toglie il traffico ai borgarini,
ma la terra ai nostri agricoltori.
Là in mezzo ci sarebbe posto per l'asilo,
un po' scomodo, bisogna ammetterlo.
Un posto bello accanto al ricovero ci sarebbe,
ma lì c'è un grosso inghippo.
A Tetto Cecco gira la corriera:
una rotonda fatta in modo corretto,
e per fare più bella figura
l'hanno fatta grossa fuori misura.
Per coloro che sono incontinenti,
affinché non vadano sempre contro gli spigoli
hanno piazzato una cabina a monete:
dà sollievo ed aiuto a chi piscia.
Se non sei pratico o fai il fesso
rischi di fartela addosso.
E tanto per togliere quei buoni odori
l'hanno contornata con vasi di fiori.
Invece nessun problema per i cani
non si appartano neppure fuori mano
basta vedere quanto ne lasciano
sui marciapiedi dove passano.
Il sindaco si vanta sulla gazzetta,
ma chi, attento, usa la paletta
e separa per colore dei bidoni
è la gente di Roccavione.

Abbiamo anche la cementeria
che brucia ogni sorta di porcheria;
a Robilante prendono i soldi a palate
e noi restiamo con un palmo di naso.
Per non essere da meno la cartiera
puzzava da mattina a sera,
questo alle prime calure
e l'hanno procrastinata fino a l'altroieri.
Quando io ho il cesso che non va più
mi metto e lo svuoto, tutto lì.
Anche loro infine ci sono arrivati,
ma a farlo quanto (ci) hanno impiegato!
Per l'acqua da bere e nettare i cessi
non siamo più padroni a casa nostra:
hanno ceduto la gestione di sorgenti e fogne;
paghiamo di più, comunque vada.
Noi avevamo ancora una sorgente,
così fredda da gelare i denti.
La fontana dell'asilo, ne avevano cura
code di gente che la prendevano.
Ora che i tubi si sono tappati
si sono offerti alcuni pensionati:
avrebbero nettato per un bicchiere di vino
ma non hanno dato loro il permessino.
Mi son preso il permesso di raccontare
le più grosse novità, senza esagerare.
ora che siete tutti a conoscenza
di tornare a casa prendo licenza.
Voi, se la moglie ve ne ha preparato,
andate a mangiare un buon piatto
se siete "single", con padre e madre,
senza problemi tornate a pranzare.
Se al ricovero è la tavolata
sentirete che buon sugo.
Chi è ingaggiato alla Croce Bianca
oggi assaggerà delle specialità.
Ed arrivando alla fine del pasto
sollevate i bicchieri, fate cin cin
Viva San Magno, viva l'allegria,
viva le feste in armonia.
occitan Un salut a vautri, brava gent,
que per costuma o devocion
seve venuts en portission
e a sénter 'sti rasonaments.
Da la vila o d'en campanha,
da teits, meiras, borgaas e casòts
d'escauderats, còtis, a mued
avetz fait na gròssa arroanha.
Gent qu'estudia o l'es al vanh,
que l'es en pension e jua a bòchas,
que en comuna fa machòchas,
tuit aicí a acompanhar Sant Manh.
An encà sens la gleisa e lhi sants
aüra que fan lhi bèros e bèras
sensa prenhaas, semenç e uveras,
còpia idéntica d'aquel grand?
Da nautri van a pèrder lhi vacas,
e se ne'n foma gran maravilhas,
tenoma masque pus cunilhs, galinas e avilhas,
pus niunas bèstias a lhi estacas.
Ma tant pus lo mond se desranja:
mèlia e ceulas embastardias
patisson pus peolhs e malatias,
ma qui sa quò fan a qui lhi manja!
Quora lhi sants paraven lo tron,
la tempèsta da lhi campanhas
e di bèstias lhi esviroteanhas,
semelhava lhi feisse pus de cognicion.
Un diu fasia bèl, brut, suit e mòl,
con lhi rogacions én lo pasiava;
tantas, tantas viras al esbalhava:
lo sabíem fòra dòu nòstre contròl.
Aüra qualqui òmes, masque sèt o ueit,
se son trasmutats en padretèrn:
padrons de paradís e unfèrn
dai seus guichs comanden a barròts.
Tut çò l'es fòra de nòstra portaa
se ne'n parla per consciença,
ma de mesos soma bèl e sensa
se nent dejunar o barrotar.

Al nòstre chòt conven far retorn
onda qualcòs foma e contoma;
fasòls e paella o pan e toma
son lhi enterès de vautri aiçí entorn.
Ma mi ai la lenga que s'encòla,
trubula a sòrter la paròla,
perdonetz se ve ne semono pas
e a la pelboc tiro un flat.
Esto quèr, dai Marcantòni tenut,
l'es sempre luient 'ma n'escut.
Las bússolas son ben engraissaas,
la borga e lhi roas pituraas.
Per lhi vacas se va pus que ben
fins que Joanin di Fornasas lhi ten,
quora chèl vònhe-puei en pension
tocarà chamar quilhs d'la clonacion?
En lhi autri país aiçí vesins,
quora fan de fèstas o de festins,
se dan d'andi lhi massieratges
que fan d'esbatufs e faratge.
En la Pro Loco lhi n'era quinze,
ma son anats a repiquinze.
Per d'ans n'associacion desgordia
aüra son malaviuts, en agonia.
Con tut que en does son estats
un bòn trabalh an encà fait.
se lhi massiers lhi donessen n'autra man i surtaria un gròs Sant Manh.
Questa da dos-tres ans pòrta palha,
mas a encà nen cernut sia qüalha;
tra pelegrinatges e balustras berlicar
qualquas bisòcas trubarà puei da mariar.
La priora trubant bèl esto trabalh
a decò rabelat l'òme a jutar-ilh,
l'es Anamaria di Esgari, que fa picets,
a encà arrivaa a dar-se lo belet.
Bèl andi, graciosa, desgordia,
suda e frusta sòlas per la via,
con sol, nebla, plovèris, flòca
la veguetz andar au pas de l'òca.
En Euròpa l'es arrubaa la prima
tant que aüra cor en China.
L'es Elisa Rigaud, dal Teit Griva
la nòstra granda glòria esportiva.
Me trafèrmo, tiro lo flat,
lò pus bèl ve l'ai já contat.
Na golaa, puei taco lhi notícias,
lhi segrets, lamentas e malícias.

Lo camin velh de Robilant
per lhi bici seria plasent,
l'es tut a garbadans e tampas:
flaca lo cul e romp lhi gambas.
Ai vist con la barròcha là darrer
lhi esquinas d'ase lhi an gavaas,
ma per quilhs que isten lí vesin
traversar la via l'es un sagrin.
A la Tuelha na rotonda an butaa
e con dui veituras l'an enauguraa:
gava lo tràfic ai borgarins,
ma la tèrra ai nòstri campanhins.
Là en metz lhi seria lueia per l'asilo,
un pauch fòra man, venta admetir-lo.
Un pòst bèl vesin al ricòvero lhi seria,
mas lí l'es na gròssa camamilha.
A Teit Checo vira la corriera:
na rotonda, la justa manera,
e per far pus bèla figura
l'an faita gròssa fòra mesura.
Per quilhs que l'aiva tenon pus vaire,
per nen que vònhen sempre tacats ai caires,
an plaçat 'na gabina a peça:
da soslèu e ajo a qui pissa.
Se sues nen pràctic o fas lo fòl
vas a rísic de far-te-la a còl.
E tant per gavar aquilhi bòn odors
l'an contornaa a vas de flors.
Enveche niun problèma per lhi cans,
se desquiven nhanca fòra man:
basta véguer quant ne laissen
sus di marchapé onda passen.
Lo síndic blaga sus d'la gaseta,
ma qui, atent, dòbra la paleta
e destria per color di bidons
l'es la gent de Rocavion. Oma decò la cimenteria
que brusa ònhi sòrt de porcaria;
a Robilant chapen lhi sòuds a caçuls
e nautri s'la pilhoma ental cul.
Per nen èsser da meno, la cartiera
flairava da matin a d' sera,
çò l'era puei masque ai primas cauds
e l'an esmenaa fins a ier mas l'autr.
Quora mi ai la chabòta que va pus
taco e la desvòido: tut lì.
Decò lor a la fin lhi son arrubats,
ma a far-lo quanto temp lhi an butat!
Per l'aiva da bèver e lhi ches esgurar
soma pus padrons a nòstra ca':
an remetut sorgents e fònhas;
pagoma sempre de pus, mas si que vònhe.
Nautri avíem encà na sorgent,
tant freida que jalava lhi dents.
La fontana de l'asilo cubitàvem,
codolenas d' gent que la pilhaven.
Aüra que lhi tubos se son estopats
se son semosts dos-tres pensionats:
aurien esgurat per un bichel de vin,
ma lhi an nent dait lo permessin.
Me son pilhat lo permès de contar
lhi pus gròssas nòvas, sensa exagerar.
Aüra que seve tuit a conoissença
de tornar a ca', pilho luciença.
Vautri, se la fomna ve n'a fait,
andeve a manjar un bòn grilet,
se seve single, con pare e mare,
sensa sagrin torni a disnar-ve.
Se au ricòvero l'es la taulanha
sentareve que bòna la banha.
A la Crotz Blanca qui l'es engatjat
encuei tastarà d'especialitats.
E dòu past arrubant a la fin
destèrri lhi bichèls, feve chin chin.
Viva Sant Manh, viva l'alegria,
viva lhi fèstas en armonia.