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Testimonianze occitane

Testimonianças occitanas

Saperi e biodiversità nella Valle Vermenagna

italiano

Dieci puntate che attraverso dei link ci conducono alla scoperta di testimonianze preziose, conoscenze e memorie tramandate oralmente attraverso dei video.

Il filo conduttore è la lingua occitana che è la lingua madre dei testimoni. 

Siamo nella Val Vermenagna in provincia di Cuneo e prendendo spunto da alcune “parole simbolo” della lingua occitana i quattro testimoni (Adorino Giordano, Eliano Macario e   Miranda Srodello) ci raccontano, nella loro parlata locale, aneddoti, curiosità legate al mondo che ci circonda, frammenti che appartengono al loro sapere e al proprio vissuto, usi della vita quotidiana; un modo per ascoltare, conoscere la lingua e il territorio delle Valli occitane, perché ogni lingua offre prospettive differenti sul reale e sull'immaginario.

Ogni video viene accompagnato da una breve introduzione con l’analisi etimologica della “parola simbolo” presa in esame.

N.01

Albero.

Le parole occitane “àrbol”, “albre” e “aubre” « albero » continuano l'accusativo latino “arborem” di stesso senso.

Il senso primo di “àrbol” e delle sue forme apparentate è « vegetale legnoso, spesso di grande dimensione, che comprende un tronco e dei rami ». In questa accezione generica un concorrente di “àrbol” ben rappresentato nelle Valli è “planta” « pianta ». Le sfumature di senso e gli usi possono variare secondo il posto.

La seconda accezione è « castagno », localmente nelle basse valli meridionali dove è l'albero più importante nel paesaggio come lo era per l'economia tradizionale.

N.02

Pietra

“Peira" è l'esito occitano dal latino classico “petra” « roccia », preso dal greco. Le parole latine che coprivano originariamente questo campo lessicale, saxus « blocco di pietra naturale », rupes « parete rocciosa » o lapis « pietra lavorata, stele », non hanno avuto seguito in occitano comune con un senso generale, e il loro concorrente peira si ritrova a occupare un vasto spazio semantico.

Il successo di questa parola, come quello dei suoi cugini nelle altre lingue romanze occidentali (francese pierre, spagnolo piedra) potrebbe venire del suo utilizzo nei Vangeli. Dal greco al latino e all'occitano, da Petros a Peire, il soprannome dell'apostolo Simone deve rispondere nel messaggio del Cristo come in gioco di parola a petra/peira nel suo senso originario greco di « fondamenta di una costruzione ». Nel Vangelo secondo Matteo della Bibbia valdese di Carpentras si legge : " Tu sies Peire e sobre aquesta peira edificarei la mia gleisa ". E la parola peira, facendo risonanza con il prestigio del nome simbolo del papato, si sarebbe imposto senza difficoltà sui suoi concorrenti lessicali latini.

N.03

Fornaio

L'occitano “fornier” « fornaio » è un derivato da forn che continua il latino classico furnus « forno da pane ».

“Forn" designa sia la costruzione che si scalda per far cuocere il pane, sia il locale coperto che serve per le varie operazioni.

I “forniers” « fornai » erano le persone incaricate di fare cuocere il pane nel forno a legna per le famiglie di una borgata. Erano retribuiti per il loro lavoro con una parte del pane di ogni “fornaa” « infornata ».

I proverbi non dimenticano il pane e il lavoro del fornaio:

" Quand lo paure vòl fornear, lo forn desròcha “

« Quando il povero vuole fare cuocere, il forno crolla » (Val Germanasca)

" Al vòl escobar denant d'enfornar " 

« vuole pulire prima di mettere in forno » si dice in Val Germanasca di un uomo che vuole fare sposare sue sorelle prima di sposarsi.

" Chal pas anar al forn s'un vòl pas èsser tench " 

« Non bisogna andare al forno se non si vuole essere tinto » (Bellino), perche non è difficile di sporcarsi con la fuliggine del locale del forno.

N.04

Montagna

“Montanha” continua in occitano “montanea”, forma sostantivata femminile dell'aggettivo della bassa latinità “montaneus”. Questo è una variante del latino classico “montanus” « relativo alla montagna » derivato da “mons” « monte ». Dall'accusativo “montem” proviene direttamente l'occitano “mont" .

Nel suo significato più generale “montanha” indica un singolo rilievo elevato, o una regione di forte altitudine. La prima accezione concorda con quella dell'italiano monte di cui è generalmente la corretta traduzione l'equivalente occitano “mont” è sopratutto circoscritto alla toponimia e al linguaggio poetico.

Nel linguaggio dell'attività agricola montanha indica l'alpeggio, i pascoli e i prati di alta quota, di proprietà collettiva o privata.

N.05

Neve

La famiglia lessicale latina di “nix”, “nivis” « neve » e di nivere « nevicare » continua attraverso le principali designazioni occitane di questo fenomeno atmosferico così tipico della montagna alpina. Sono tuttavia in concorrenza nelle basse valli con dei derivati dal latino “floccus”.

Il rappresentante principale del primo tipo è “neu” [neou].

Il secondo tipo, la “flòca”, è comune col piemontese e si espande a partire dalla pianura.

Una forma molto originale per dire nevicare, “charamalhar” , occupa la Val Varaita, la Val Maira e la Val Grana.

È una parola conosciuta anche nell'occitano di un'altra parte delle Alpi, in una piccola area isolata del Delfinato vicino alla vallata del Rodano, sotto le forme “charmalhar” e “charmilhar”. Probabilmente di origine pre-latina, una volta usata in tutto l'insieme alpino meridionale, “charamalhar” è regredito davanti ai concorrenti arrivati con la latinizzazione che l'hanno accantonata in queste due nicchie che le hanno consentito di sopravvivere fino ad oggi come testimonianza dell'antico vocabolario latino.

N.06

Petraia

 L'occitano “clapier” « ammasso, mucchio di pietre » è formato da un radicale prelatino *klappo « roccia, pietra », derivato da una radice verbale *klapf- « fendere », e dal suffisso -ier.

Il clapier raccoglie le pietre tolte pulendo campi e prati, o accumulate in previsione di un cantiere di costruzione. Il clapier è il frutto dell'attività dell'uomo, serve a segnare la linea di confine.

Un “clap” è una scheggia di pietra, di mattone o di un oggetto di terra cotta rotto e “Clapassiar" significa fare rumore con pietre o piatti che si urtano.

N.07

Balma.

“Balma”, “barma”, “bauma” sono le tre varianti d'una parola molto conosciuta in ogni valle come nome comune « riparo sotto una roccia » e sicuramente anche una delle più rappresentate in toponimia. Nel solo comune di Ostana (Val Po) se ne trovano 50 attestazioni.

Il tipo lessicale “balma” non fa parte del latino classico e la sua parentela con le lingue celtiche moderne non è chiaramente stabilita. Viene utilizzato in toponomastica su una vasta zona, dalla Catalogna al Tirolo e al Nord d'Italia, dai Pirenei alle Alpi, ma anche nel nord della Francia, ciò che invita a pensare che si tratta di una parola mediterranea e alpina molto antica, trasmessa alla lingua gallica da lingue precedenti, successivamente latinizzata e diffusa fuori dalla sua culla originaria. Alcuni studiosi l'hanno analizzata come composta sulla stessa radice bal- « pietra » presente in lo “bauç", la “balça” « balzo, dirupo ».

N.08

Paese

L'occitano “país” « paese » deriva dal latino “pagus” « villaggio, borgo », tramite l'aggettivo pagensis usato in locuzioni, ulteriormente ridotte, dal tipo “ager pagensis” « campagna, territorio coltivato di un villaggio ». L'origine del termine spiega la varietà di senso delle parole di questa famiglia lessicale, da “païsan” « coltivatore » a “país” « territorio di uno Stato ».

Nell'accezione ristretta di « centro abitato principale di un comune », che corrisponde a una delle accezioni di paese in italiano (andare in paese), l'occitano alpino impiega anche “vila”, o i suoi equivalenti “viela”, “viera”.

N.09

Cimitero.

L'occitano cementieri continua il latino cristiano cimiterium, variante della forma letteraria coemeterium, prestito del greco κοιμητήριον « posto dove dormono i morti ».

Il cimitero è il posto destinato a “enterrar” (Val Germanasca : [ëntërâ], Elva : [enterar]), a “soterrar” (Elva : [soutrar]) « seppellire ».

La “tampa” (Bellino : [tompo]), o la “fòssa”, o il “garb” (Valloriate), « fossa » è ora generalmente scavata dal « becchino » : il “soterraor” (Val Germanasca : [sooutroou], Elva: [soutroou], Vernante : [soutrour]), o “enterra-mòrt”.

Il periodo in cui la famiglia del defunto manifesta il suo dolore, il « lutto », è il “dòl” (Elva), il “duelh” (Rochemolles : [deu], Val Germanasca : [deulh]), o il “duel” (Oncino, Robilante : [deul]). Ed è l'usanza di vestirsi allora di colori particolari, oggi di nero ma una volta in certi posti (Sampeyre, Val Maira) di bianco.

N.10

Camoscio

L'occitano chamós non fa parte del fondo lessicale latino : come l'animale stesso la parola è strettamente legata al mondo alpino e la forma scritta più antica, camox verso l'anno 450, è la latinizzazione fatta a Lione di un termine locale pre-romano probabilmente del tipo *kamuks.

A Cesana un altro nome del camoscio è il “boc” « caprone ».

La parola chamós è presente nel " Bestiario valdese " dei manoscritti medievali in occitano conservati nelle biblioteche di Cambridge e Dublino : [La propriotà del chamós es aytal, qu'el ama li aut mont e es pagu en las valç de li mont, e es animal prevesen mot de long, enaysí que si el veyrè li óme trapassant en autra region, el conoys s'ilh son caminadors o chaçadors] (testo originale dell'edizione di Borghi-Cedrini, salvo l'accentazione) « la proprietà del camoscio è tale, che ama i monti alti e si nutre nei valloni dei monti, ed è animale previdente da molto lontano, così che se vedrà degli uomini traversando un'altra zona, conosce se sono dei passanti o dei cacciatori ».

occitan

Detz episòdi que a travers de lïam nos menon a la descuberta de testimonianças preciosas, conoissenças e memòrias tramandaas ambe de vídeo.

Lo fil que meno es la lenga occitana que es la lenga maire di testimònis.

Siem dins la Val Vermenanha en provincia de Coni e començant da una chausia de "paraulas símbol" de la lenga occitana i quatre testimònis (Adorino Giordano, Eliano Macario e   Miranda Srodello) nos contion, a la mòda dal pòst, còntias, curiositat liaa al mond que nos es entorn, brisas de record que fan part dal lor viure sal pòst; una maniera per escotar, conoisser la lenga e lo territòri de las valadas occitanas, perqué chasque lenga dona diferentes prospectivas sal real a sus l'immaginari.

Chasque vídeo es acompanhat da una breu entroduccion ambe l'anàlisi etimologica de la "paraula símbol".

N.01

Albero

Le parole occitane àrbol, albre e aubre « albero » continuano l'accusativo latino arborem di stesso senso.

Lo sens premier de àrbol e de sas formas parentas es « vegetal linhós, sovent de granda dimension, que compren un tronc e de branchas ». Dins aquesta accepcion generica un concurrent de àrbol ben representat dins las Valadas es planta. Las nuanças de sens e lhi usatges pòlon variar segond lhi luecs.

Lo sens segond es « chastanhier », localament, dins las bassas valadas meridionalas onte al es l'àrbol pus important dins lo païsatge coma al l'era per l'economia tradicionala

N.02

Peira

Peira es lo resultat en occitan dal latin classic petra « ròcha », emprumi ancian al grèc. Curiosament las paraulas latinas que dominavon aquest champ lexical, saxus « blòc de peira naturala », rupes « paret de ròcha » o lapis « peira travalhaa, bòina », se son pas continuaas en occitan comun abo un sens general, e lor concurrent peira s'es retrobat a ocupar un larg espaci semantic.

La fortuna de peira, coma aquela de si cosins dins las autras lengas romanicas occidentalas (francés pierre, espanhòl piedra) poleria venir de son emplei dins lhi Evangèlis. Dal grec al latin e a l'occitan, da Petros a Peire, lo sobriquet de l'apòstol Simon respond dins lo messatge dal Crist coma en juec de paraulas a petra/peira dins lo sens, « fondament de construccion », qu'es aquel de la paraula greca. Dins l'Evangèli segond Matiu de la Bibla valdesa de Carpentràs lesem : " Tu sies Peire e sobre aquesta peira edificarei la mia gleisa ". E lo mot peira, en resonança prestigiosa e simbolica de la papautat, auria donca sensa dificultat représ lo sens de si concurrents lexicals latins.

N.03

Fornaio

L'occitan fornier  es un derivat de forn que continua lo latin classic furnus « forn a pan ».

Forn designa tant la construccion qu'es eschaudaa per far cueire lo pan, coma lo local cubèrt que sierve a las divèrsas operacions dal forneatge.

Lhi provèrbes eissublion pas lo  pan e lo trabalh dal fornier.

    " Quand lo paure vòl fornear, lo forn desròcha " [cant lou paure vôl fournhar, lou foùërn dëroccho] (Val Sant Martin)

    " Al vòl escobar denant d'enfornar " [â vôl eicoubar dnant d'ênfournar] se ditz en Val Sant Martin d'un òme que vòl far mariar sas sòrres derant de se mariar.

    " Chal pas anar al forn s'un vòl pas èsser tench " (Blins), perqué l'es facile de se malnetear abo la sua dal forn.

N.04

Montagna

Montanha continua en occitan montanea, forma substantivaa femenina de l'adjectiu de la bassa latinitat  montaneus. Aquesta es una varianta dal latin classic montanus « relatiu a la montanha » derivat da mons « mont ». Da l'acusatiu montem arriba directament mont .

Dins son sens pus general la paraula montanha indica un relèu elevat isolat, o una region de fòrta altituda. La premiera accepcion concòrda abo aquela de l'italian monte qu'ilh tradui generalament de maniera corrècta, l'equivalent occitan mont  es de mai boinat a la toponimia e a la lenga de la poesia.

Dins lo lengatge de l'activitat agricòla montanha indica l'ensem di pasturatges e di prats d'auta altituda, de proprietat collectiva o privaa. Al es analòg a alp, aup. 

N.05

Neu

 La familha lexicala latina de  nix, nivis « neu » e de nivere « cheire neu » se continua a travèrs las principalas designacions occitanas d'aquest fenomèn atmosferic tant tipic de la montanha alpina. Totun ilh son en concurréncia dins las bassas valadas abo de derivats dal latin floccus.

Lo representant principal dal premier tipe es neu.

Lo segond tipe, la flòca, es comun abo lo piemontés e s'eslarja a partir da la plana.

Las formas verbalas correspondon generalament ai substantius.  mas una forma ben originala, charamalhar , ocupa la Val Varacha, la Val Maira e la Val Grana.

L'es una paraula conoissua decò en occitan de l'autre caire de las Alps dins una pechita area isolaa dal Delfinat dapè la valada dal Ròse sot las formas charmalhar, charmilhar. Probablament d'origina pre-latina, un viatge empleaa dins tot l'ensem alpin meridional, charamalhar  a reculat derant de concurrents arribats abo la latinizacion que l'an acantonaa dins aquestas doas nichas que lhi an permés de sobreviure fins a encuei coma testimoniança de l'antic vocabulari alpin.

N.06

Clapier

L'occitan clapier  « baron, cuchon de peiras » es format d'un radical pre-roman *klappo « ròcha, peira », derivat da una raïtz verbala *klapf-« fendre  », e dal sufix -ier.

Lo clapier rechampa las peiras levaas en neteant champs e prats, o abaronaas per bastir. 

Lo clapier es lo fruch de l'activitat umana, al sierve sovent de boiniera.

Un clap es un tòc de peira, de maon, o d'un objècte de terra cuecha romput.

La claparia (Blins, Val Sant Martin) es l'ensem di tondins, assietas e aisinas de ceramica per la cusina e lo servici. Lo clap dal chat, de la veça, de las jalinas, dal puerc contenon lo manjar d'aquilhi animals.

Clapassear es far bruch que de peiras o de tondins que se trucon.

 

N.07

Balma

Balma, barma, bauma son las tres variantas d'una paraula ben conoissua dins chasque valada coma nom comun (« abric sota una ròcha ») e segurament decò una de las mielh representaas dins la toponimia.

 Lo tipe lexical balma aparten pas al latin classic e sa parentèla abo las lengas celticas modèrnas es pas clarament establia. Sa larga extension en toponimia, da la Catalonha al Tiròl e a l'Italia dal nòrd, dai Pirenèus a las Alps mas decò dins lo nòrd de la França, laissa pensar que l'es un mot alpin e mediterranèu ben ancian, passat al gallés da de lengas parlaas anteriorament, puèi latinizat e difusit defòra de sa cuna d'origina. Al es estat analizat per cèrt'uns coma un compausat bastit sobre la mesma raïtz bal- " peira " que se retròba dins lo bauç, la balça .

N.08

País.

L'occitan país deriva dal latin pagus « vilatge, borg », a travèrs l'adjectiu pagensis empleat dins de locucions, puei reduchas, dal tipe ager pagensis « campanha, territòri cultivat d'un vilatge ». L'origina de la paraula explica la varietat de sens di mots d'aquesta familha lexicala, da païsan « cultivator » a  país « territòri d'un Estat ».

Dins l'accepcion restrencha de « centre abitat principal d'una comuna », que correspond a una de las accepcions de paese en italian (andare in paese), l'occitan alpin emplea decò vila, o si equivalents viela en Val d'Ols.

N.09

Cementieri.

L'occitan cementieri continua lo latin cristian cimiterium, varianta de la forma literària coemeterium, un emprumi al grèc κοιμητήριον « luec onte duermon lhi mòrts ».

Lo cimentieri es lo luec destinat a enterrar (Val Sant Martin : [ëntërâ], Elva : [enterar]), a soterrar (Elva : [soutrar]) lhi mòrts.

La tampa (Blins : [tompo]), o la fòssa, o lo garb (Valàuria), es aüra generalament chavaa per lo soterraor (Val Sant Martin : [sooutroou], Elva : [soutroou], Lo Vernant : [soutrour]), o l’enterra-mòrt.

Lo periòde que la familha dal defunt manifesta sa dolor l'es lo dòl (Elva), lo duelh (Ròchasmolas : [deu], Val Sant Martin : [deulh]), o lo duel (Oncin, Robilant : [deul]). E l'es l'usança de se vestir alora de colors particularas, aüra de nier mas un viatge dins cèrt'uns luecs (Sant Peire, Val Maira) de blanc.

N.10

Chamós

L'occitan chamós aparten pas al fons lexical latin : coma l'animal mesme la paraula es estrechament liaa al monde alpin e la forma escricha pus anciana, camox vèrs 450, es la latinizacion facha a Lion d'un tèrme local pre-roman probablament dal tipe *kamuks.

  A Cesana un autre nom dal chamós l'es lo boc.

La paraula chamós es presenta dins lo "Bestiari valdés " di manuscrits medievals en occitan conservats dins las bibliotècas de Cambridge e Dublin : [La propriotà del chamós es aytal, qu'el ama li aut mont e es pagu en las valç de li mont, e es animal prevesen mot de long, enaysí que si el veyrè li óme trapassant en autra region, el conoys s'ilh son caminadors o chaçadors] (tèxt original de l'edicion de Borghi-Cedrini, enfòra de l'accentuacion).

    E aquestas linhas, escrichas dins las Valadas la lhi a pus de 500 ans per un mestre Jaco a l'usatge d'[alcuns (s)ios scolars], reston pro veras encuei : lo chamós ama lhi auts monts.