Nòvas d’Occitània    Nòvas d'Occitània 2019

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Nòvas n.190 Avost 2019

Sulle orme di Robert Louis Stevenson – Un libro in lingua d’ oc ripercorre il cammino del grande scrittore scozzese

Sus las peaas de Robert Louis Stevenson – Un libre en lenga d’òc torna percórrer lo chamin dal grand escriveire escocés

Il libro di 170 pagine si può acquistare in rete sul sito delle Editions des Regionalismes

italiano

A volte certe strade si incrociano e per una minoranza linguistica è certamente un’occasione per testimoniare la sua esistenza e la sua voglia di raccontarsi. Così, è bello, benché purtroppo quasi una novità, sapere che recentemente è stato pubblicato un libro sull’esperienza del camminare, un’esperienza personale, non militante, e che ciò sia stato reso spontaneamente in una lingua, la lingua d’òc, i cui passi e il cui futuro purtroppo si fanno sempre più incerti e oscurati dall’ombra di un mondo che forse sta smarrendo il sentiero e in cui la stessa dimensione e percezione del camminare è mutata.

L’opera in questione, dal titolo “Dins las pesadas d’En Robèrt-Loís Stevenson del Puèi de Velai fins a Alès (Sulle tracce di Robert Louis Stevenson da Le Puy en Velay ad Alès), è del professore, giornalista e militante occitano Sèrgi Viaule, così presentata dall’editore: In questo racconto l’autore ci chiarisce come in quattordici giorni, sulle tracce di Robert Louis Stevenson, ha percorso i 300 km che separano Le Puy en Velay da Ales, in un continuo dialogare fra la sua esperienza e quella dello scrittore scozzese compiuta 140 fa (1878-2018). Con in tasca l’opera “Viaggio nelle Cevenne a bordo di un asino”, Sèrgi Viaule ritorna a frequentare le strade e i sentieri de Velay, del Gévaudan e delle Cevenne. Lo fa con entusiasmo, poesia e, a tratti, umore. Ci offre un’ode alla gioia del meditare sul posto dell’uomo nella natura. Questo libro incanterà coloro che hanno già percorso il cammino di Stevenson e di certo invoglierà a lanciarvisi chi non l’ha ancora intrapreso.

Sèrgi Viaule, nato nel 1950 nella regione di Albi, conosciuto per i suoi romanzi e novelle, è anche uno scrittore di qualità. La sua lingua ricca e duttile gli permette di decrivere abilmente paesaggi e sensazioni. Quest’opera presenta caratteristiche simili a “Barrutlada en Irlanda e en Gallas” (Viaggio in Irlanda e Galles), apparso nel 2015 in questa stessa collana (Edition des Regionalismes).”

Un racconto e un viaggio in cui, passo dopo passo, scoprendo il paesaggio, la natura, l’architettura e incontrando la gente, si vive l’anima dei luoghi; Un’esperienza che a noi della Chambra d’òc non può che ricordare quella compiuta nel 2008, quando con il progetto “L’Occitània a Pè” in 70 giorni abbiamo attraversato la regione occitana dalle Alpi ai Pirenei, percorrendo più di 1300 chilometri, per chiedere che la lingua d’òc fosse dichiarata patrimonio mondiale dell’umanità. Un cammino, quello sí, militante, che ha coinvolto molte persone e realtà presenti sui territori attraversati e il cui significato ben è stato colto nel verso finale della poesia dedicataci a La Coubertouirade dal poeta Michel Decòr (purtroppo smarrita nelle tappe successive): “Sette camminatori in aria, la lingua come aratro”.

Anche il nostro lungo cammino ha percorso le orme di Stevenson, nella tappa che, passando dal Col de Finiels con una breve deviazione verso la vetta del Mont Lozère (1699 m), ci ha portati da Le Bleymard a Pont-de-Montvert, per poi proseguire nei giorni seguenti verso la cittadina Florac e la regione delle Cevenne.

Ma, lasciando la parola allo stesso Stevenson, ecco come descrive la partenza di quella tappa, nel capitolo “Una notte fra gli abeti” del suo famoso racconto “Viaggio con un asino nelle Cevenne”: “Partii da Le Bleymard dopo pranzo, benché fosse già tardi, per incominciare a scalare un angolo della Lozère. Seguii un sentiero per il bestiame, roccioso e mal tracciato, dove incontrai alcuni carri da buoi che scendevano dalla foresta, ciascuno carico di un intero albero per il riscaldaldamento invernale. Là dove cessava il bosco, assente dopo una certa altitudine in queste regioni particolarmente fredde, presi a sinistra un sentiero fra gli abeti. Giunsi in una piccola valle verdeggiante dove un ruscello formava una piccola cascata sulle pietre come per servirmi da fontana”, la notte passata sotto le stelle con l’amata asina Modestine, sua compagna di viaggio: “un vento leggero, il qual era piuttosto una freschezza in movimento, che un soffio d’aria, passava a tratti attraverso la radura; è così che la l’atmosfera della mia grande stanza si rinnovava ogni notte… non mi sono mai sentito più libero da ogni attaccamento materiale” e l’arrivo, un capitolo e molte pagine dopo, a Pont-de-Montvert, nel paese dei Camisardi: “Infine il suono di una voce umana colpì il mio orecchio – un grido dalla strana modulazione, semipatetica, semiragliante. Guardando dall’altro lato della valle, scorsi un ragazzino in una prateria, le mani sulle ginocchia e ridotto per la distanza a un’esiguità quasi comica. Il ragazzino ci aveva adocchiati, me e Modestine, mentre discendendevamo per una strada fra boschi di querce e mi augurava il benvenuto in questa nuova contrada con quel grido acuto e vibrante. Tutti i suoni mutuano dalla natura qualcosa del suo fascino quando li si intende a una certa distanza. Quella voce, che la limpida aria della montagna portava attraverso tutta la verde valle, suonava gradevole al mio orecchio: essa diveniva un elemento del paesaggio come le querce e lo stesso fiume. Poco dopo il ruscello che stavo seguendo si gettò nel Tarn, a Pont-de-Montvert, di sanguinante memoria.”

Il libro di Viaule naturalmente, ve lo lasciamo gustare. Farlo sarà l’occasione per ripercorrere il viaggio intrapreso più di un secolo fa dal grande scrittore scozzese, il quale, pur inconsapevolmente, fu tra gli inventori del cammino moderno, e immergersi ancora una volta, nella lingua di quei luoghi e con lo stesso spirito del ragazzino che con quel grido di benvenuto accolse i due singolari forestieri, in quello straordinario paesaggio naturale e umano che è tuttora l’Occitania.

Il libro di 170 pagine si può acquistare in rete sul sito delle Editions des Regionalismes:

 WWW.editions-des-regionalismes.com

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occitan

Mincatant cèrti chamins s’encroseon e per una minorança linguística es certament un’occasion per testimoniar son existença e sa vuelha de se contiar. Parelh es bèl, ben que malaürosament esquasi una novitat, sauber que recentement es istat publicat un libre sus l’experiença dal chamin, un’experiença personala, ren militanta, e que aquò sie istat rendut espontaneament dins una lenga, la lenga d’òc, dont lhi pas e dont l’avenir malaürosament se fan totjorn pus incèrts e escurzits da l’ombra d’un mond que benlèu ista perdent son chamin e ente la mesma dimension dal chaminar es chambiaa.

L’òbra en question, entitolaa Dins las pesadas d’En Robèrt-Loís Stevenson del Puèi de Velai fins a Alès”, es dal professor, jornalista e militant occitan Sèrgi Viaule, parelh presentaa da l’editor: Dins aqueste raconte, l’autor nos escalcís cossí en quatòrze jorns percorreguèt, dins las pesadas de Robèrt-Loís Stevenson, los 300 km que desseparan Lo Puèi de Velai d’Alès. Fa de longa l’anar-tornar entre son experiéncia pròpria de caminaire e la del viatjaire escocés complida 140 ans enlà (1878-2018). Amb dins sa pòcha l’obratge “Viatge amb un ase per Cevenas”, Sèrgi Viaule torna trevar dralhas e sendarèls de Velai, Gavaudan e Cevenas. O fa amb estrambòrd, poesia e, quand ne vira, umor. Nos ofrís una òda a la gaug de meditar sus la plaça de l’uman dins la natura. Aquel libre encantarà los qu’an ja traulhat lo sendarèl Stevenson e, solide, balharà enveja de se lançar a los qu’o an pas encara fach. Sèrgi Viaule, nascut en 1950 en país d’Albigés, conegut per sos romans e novèlas, es tanben un contaire de tria. Sa lenga, rica e plegadissa, li permet de descrire amb gaubi païsatges e sentits. Aqueste obratge es tirat de la meteissa vena que Barrutlada en Irlanda e en Gallas, paregut en 2015 dins aquesta meteissa colleccion (Edition des Regionalismes).”

Un cònte e un viatge ente, pas a pas, en descurbent lo paísatge, la natura, l’arquitectura e en rescontrant la gent, un viu l’anma di luecs. Un’experiença que a nosautri de la Chambra d’òc pòl pas que recordar aquela complia ental 2008, quora abo lo projèct “L’Occitània a pè” en 70 jorn avem atraversat la region occitana da las Alps ai Pireneus, en percorrent mai de 1.300 quilomètres, per demandar que la lenga d’òc foguesse declaraa patrimòni mondial de l’umanitat. Un chamin, aquel sí, militant, que a associat un baron de personas e de realitats presentas sus lhi territòris atraversats e dont lo significat es ben istat culhit ental vèrs final de la poesia nos dedicaa a La Cobertoirada dal poèta Michel Decor (malaürosament perdua qualque tapa après): “Sèt caminaires dins l’aire, la lenga per araire”.

Decò nòstre lòng chamin a percorrut las peaas de Stevenson, dins la tapa que, en passant dal Còl de Finiels abo una brèva deviacion vèrs los Som dal Mont Lozèra (1699 m), nos a portats da Lo Blaimard a Pont de Montvèrd, per puei continuar enti jorns d’après vèrs la pichòta vila de Florac e la region des Cevènas.

Mas, en laissant la paraula al mesme Stevenson, vaquí coma descriu la partença d’aquela tapa, ental capítol “Una nuech al metz di saps” de son famós cònte “Viatge abo un ase dins las Cevenas): “Partero da Lo Blaimard après dinar, ben que foguesse já tard, per tacar a poar un canton de la Lozèra. Seguero una dralha, rochassua e mal traçaa, entre rescontrero qualqui cars da buòus que calavon da la forèsta, chascun charjat d’un entier àrbol per lo reschaudament de l’uvèrn. Ailai ente quitava lo bòsc, absent après una cèrta autituda dins aquestas regions particularament freidas, prenero a gaucha un viòl al metz di saps. Arribero dins una pichòta valada verdejanta ente un rivet formava una pichòta cascada sus las peiras coma per me servir da fònt”, la nuech passaa dessot las estèlas abo l’amaa sauma Modestine, sa sa companha de viatge: “un vent legier, qu’era putòst una frechessa en moviment que un briu d’aire, passava de temp en temp a travèrs l’esclarzia; es parelh que l’atmofèra de ma granda chambra se renovava chasque nuech... me siu jamai sentut pus libre da tot estachament materia” e l’arribada, un capítol e ben de pàginas après, a Pont de Montvèrd, ental país di Camisards: “Enfin lo sòn d’una vòutz umana colpiet mon aurelha – un crit da l’estranja modulacion, a meitat patética, a meitat ralhanta. En gachant da l’autre cant de la valada, apercebero un filhet dins una pradaria, las mans sus lhi janolhs e reduch per la distança a un’exiguïtat esquasi còmica. Lo filhet nos avia desvistats, mi e Modestine, en calant per un via al metz de bòscs de rores e m’augurava lo benvengut dins aquesta nòva contrada abo aquel crit agut e vibrant. Tuchi lhi sòns prenon da la natura qualquaren de son charme quora un lhi entend a una cèrta distança. Aquela vòutz, que l’aire clar de la montanha menava a travèrs tota la vèrda valada, sonava agradable a mon aurelha; ela devenia unelement dal païsatge coma lhi rores e la mesma ribiera. Pauc après lo rivet que istavo seguent se campet dins lo Tarn, a Pont de Montvèrd, de sanhanta memòria”.

Lo libre de Viaule, naturalament vos lo laissem gustar. Lo far serè l’ocasion per tornar percórer lo viatge entreprés fai mai d’un sècle dal grand escriveire escocés, que, bèla sensa lo sauber, es estat entre lhi inventors dal chamin modèrn, e s’immèrger encara un bòt, dins la lenga d’aquilhi luecs e abo lo mesme esperit dal filhet qu abo aquel crit de benvengut aculhet lhi dui singulars forestiers, dins aquel extraordinari païsatge natural e uman qu’es encara l’Occitània.

Lo libre de 170 paginas se pòt crompar en linha sul siti de las Edicions dels Regionalismes:

 WWW.editions-des-regionalismes.com

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