Nòvas d’Occitània    Nòvas d'Occitània 2019

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Nòvas n.190 Avost 2019

Viaggio in Occitania – Un viaggio nella storia dimenticata di una letteratura sommersa

Viaggio in Occitania – Un viatge dins l’estòria desmentiaa d’una literatura submerjua

di Monica Longobardi

italiano

La pubblicazione del libro Viaggio in Occitania (Virtuosa-Mente, 2019), dedicato a tre autori della letteratura occitanica del ‘900, non nasce dal nulla. Sicuramente, essa sembra costituire un exploit nella compagine degli studi italiani di Filologia Romanza, ma è stata preparata da alcuni anni di vita accademica inedita per lo studio dell’occitano moderno e contemporaneo.

Sino ad una decina di anni fa, infatti, ho coltivato temi di ricerca bene o male inscritti nel perimetro della Filologia Romanza, la disciplina che insegno, restando nell’ambito della medievistica (mi sono laureata curando l’edizione critica del trovatore narbonese Guiraut Riquier).

A poco a poco, però, ho cominciato ad emanciparmene, occupandomi della posterità del medioevo. D’altra parte, la mia inclinazione verso la fortuna della disciplina in secoli postmedievali trovava conforto, ormai da molto tempo, nell’esistenza istituzionale di cattedre votate ad un analogo percorso per quanto concerne la cosiddetta “Permanenza del classico” nelle società moderne e contemporanee.

Perché non avviare un campo di ricerca analogo? Iniziai dunque con un corso che si chiamava Riscritture novecentesche della letteratura romanza medievale (a.a. 2009-2010) e di lì a poco proseguii con l’assegnare una tesi magistrale sulla riscrittura che Manuel Vázquez Montalbán aveva fatto dell’Erec et Enide di Chrétien de Troyes. La filologia romanza naturalmente c’entrava, dato che l’antico allievo del grande Martín de Riquer aveva congegnato questo omaggio al maestro con la “congiura” di molti filologi romanzi spagnoli. V’è da aggiungere che il campo delle riscritture letterarie di testi romanzi annovera molti filologi, e di primo piano, insospettabili nuovi autori, tra cui Michel Zink, cui ho dedicato uno studio che verte sul suo Déodat ou la transparence. Un roman du Graal. La via per uno dei filoni prediletti dal mio insegnamento, quello dei medievalismi era tracciata.

E l’occitano? L’anno di svolta è stato il 2015. Entro la posterità delle lingue romanze, infatti, avevo maturato l’interesse per la fortuna diseguale delle lingue romanze dal medioevo in avanti. Proprio in quell’anno, il 2015, sensibile ai diritti dei vinti, organizzai un convegno internazionale dal titolo L'Europa romanza. Identità, diritti linguistici e letteratura. L’occitano, sotto questo riguardo, è emblematico: lingua d’eccellenza nel medioevo, si era ridotta a lingua subalterna nel corso dei secoli, ad opera del francese, sino a cancellare, anche nel comune sentire, la consapevolezza ch’essa aveva dato voce, «pur alternando slanci e ristagni», come dice Fausta Garavini, a secoli di letteratura, sino ad oggi. E Fausta Garavini è stata, anche per quanto mi riguarda, colei che ha calato la sua arte maieutica, orientata all’occitano, sulle mie incipienti propensioni verso la diversa fortuna delle lingue romanze.

Ma il 2015 aveva comunque segnato l’apice di una tendenza, ormai perspicua da alcuni anni, ad abbracciare senza soluzione di continuità medioevo e post-medioevo negli strumenti della Filologia Romanza. Almeno all’estero, intendo. Proprio nella cultura e nella lingua egemone per eccellenza, l’inglese, James Thomas aveva curato Grains of Gold: An Anthology of Occitan Literature, oltre 700 pagine che dal medioevo giungono ad includere il XXI secolo occitano. Una nota bibliografica non indifferente: l’editore indipendente, Francis Boutle, aveva varato una collana dedicata a «Lesser Used Languages in Europe»1.

E in Italia? Nello stesso anno, Fausta Garavini dedica un dossier della storica rivista «Paragone» a La letteratura occitanica oggi. Quanto mai opportuno, perché della bella e varia letteratura occitanica moderna e contemporanea si sa veramente poco in Italia. Come sono arrivata a fare il passo ardito di assegnare delle tesi in occitano? Non certo per la convinzione di essere pronta o perché sentissi (non lo sento neppure adesso) di avere una competenza compiuta della lingua e della letteratura occitanica moderna. Posso asserire di aver osato assegnare tesi in occitano, visto il forte interesse che via via i miei studenti manifestavano verso quella branca della mia disciplina. Ed è seguendo le loro inclinazioni e i temi che loro preferivano all’interno dell’offerta del mio nuovo corso Fortuna delle letterature romanze (oggi, Il medioevo romanzo nelle letterature contemporanee) che ho diretto le loro ricerche, aprendo una breccia in un campo inedito per la Filologia Romanza.

Il mio studio sui Troubadours de lunchour, ovvero sui poeti delle vallate occitane, Bodrero e Salvagno, e la partecipazione, dal 2016, al Festival di Ostana, animato da Ines Cavalcanti, mi ha aperto le porte di una comunità che, valorizzando l’occitano, si apre però al mondo, dove tante lingue madri sono state sacrificate dal colonialismo politico o culturale.

Ancora due anni di conoscenza e ospitalità offerta ad autori occitani, poeti e prosatori, giovani e meno giovani, e con l’occasione di un Erasmus siglato con Montpellier, ed ecco favorita l’ideazione del mio “E nadi contra suberna”. Essere “trovatori” oggi. Convegno Internazionale organizzato presso l’Università degli Studi di Ferrara nel novembre 2018 (di cui si stanno preparando gli Atti, per la gentile disponibilità di Marie-Jeanne Verny).

Ecco in breve la “preistoria” di Viaggio In Occitania. Un viaggio nella storia dimenticata di una letteratura sommersa, ma capace di regalarci grandi emozioni. Un affascinante romanzo di d’Arbaud, che ci insegna ad amare anche la Bestia che è l’Altro da sé; una meditazione sulla morte e la palingenesi della sovranità terrena nel poema di Delavouët; un affondo nell’ umanità ibrida e imperfetta che indaga Ganhaire. L’incanto di una lingua suggestiva, negata per secoli, ma ancora miracolosamente plasmabile ai generi più disparati; commovente per chi, come me, ne ha studiato solo lo stadio cristallizzato nel medioevo trobadorico e invece pulsa ancora di vita. E infine un impegno etico nel dare udienza alle voci molteplici che ci parlano, anche quando sommessamente, ed interpellano specie chi cura la trasmissione del patrimonio culturale, che non deve essere appannaggio solo di un’unica voce che parla più forte.

Languages we have covered so far include Breton, Esperanto, Frisian, Galician, Maltese, Manx, Norman, Occitan and Welsh».

occitan

La publicacion dal libre Viaggio in Occitania (Virtuosa-Mente, 2019), dedicat a tres autors de la literatura occitana dal ‘900, nais pas dal ren. De segur, pareis constituïr una valentia dins l’ensem di estudis italians de Filologia Romànica, mas es istaa preparaa da qualqui ans de vita acadèmica inédita per l’estudi de l’occitan modèrn e contemporàneu.

Fins a una desena d’ans fa, de fach, ai cultivat de tèmas de recèrcha ben o mal inscrichs ental perimètre de la Filologia Romànica, la disciplina qu’ensenho, en restant dins lo domini de la medievalística (me siu laureaa en curant l’edicion crìtica dal trobador narbonés Guiraut Riquier).

Mas pauc a pauc ai començat a m’emancipar d’aquò, en m’ocupant de la posteritat de l’Atge Mesan. ¨D’autre cant, mon inclinacion vèrs la fortuna dins la disciplina dins de sècles pòstmedievals trobava confòrt, d’aüra enlai d un baron de temp, dins l’existença institucionala de càtedras votaas a un percors anàlog per çò que concèrn la se-disenta “Permanença dal clàssic” dins las societats modèrnas e contemporàneas.

Perqué pas aviar un champ de recèrcha anàlog ? Parelh ai començat abo un cors que se sonava Riscritture novecentesche della letteratura romanza medievale (a.a. 2009-2010) e d’aquí a gaire ai continuat abo l’assignar una tèsi magistrala sus la rescrichura que Manuel Vázquez Montalbán avia fach de l’Erec et Enide de Chrétien de Troyes. La filologia romànica naturalament avia era lia an aquò, daus que lo vielh escolan dal grand Martín de Riquer avia concebut aqueste omatge al magistre abo la “conjura” de ben de filòlogs romànics espanhòls. Lhi a da jontar que lo champ d’las rescrichuras literàrias de tèxts romànics còmpta un baron de filòlogs, e de premier plan, d’insuspectables nòus autors, entre lhi quals Michel Zink, al qual ai dedicat un estudi que a per objèct son Déodat ou la transparence. Un roman du Graal. Lo chamin per un di filons preferits da mon ensenhament aquel di medievalismes era traçat.

E l’occitan? L’an dal viratge es estat lo 2015. Dins prosperitat d’las lengas romànicas, de fach, aviu maürat l’interès per la fortuna despariera d’las lengas romànicas da l’Atge mesan en anant. Pròpi dins aquel an, lo 2015, sensibla ai drechs di vinçuts, ai organizat un congrès internacional dal títol L’Europa romanza. Identità, diritti linguistici e letteratura. L’occitan, respèct an aquò, es emblemàtic: lenga d’excellença de l’Atge mesan, s’era reducha a lenga subaltèrna durant lhi sècles per lo francés fins a esfaçar, bèla ental sentir comun, la consciença d’aver donat vòutz,, «bèla en alternant d’eslanç e de stagnacion», coma ditz Fausta Garavini, a de sècles de literatura, fins a encuei. E Fausta Garavini es istaa, bèla per çò que me regarda, aquela que a calat son art maièutica, orientaaa a l’occitan, sus mas naissentas propensions vèrs la divèrsa fortuna d’las lengas romànicas.

Mas lo 2015 totun avia senhar l’àpix d’una tendença, d’aüra enlai clara da qualqui ans, a embraçar sensa solucion de contituïtat l’atge mesan e l’après atge mesan enti enstruments de la Filologia Romànica. Almenc a l’estrangier, entendo. Pròpi dins la cultura e dins la lenga dominanta per excellença, l’anglés, James Thomas avia curat Grains of Gold: An Anthology of Occitan Literature, mai de 700 pàginas que da l’atge mesan arribon a incluire il XXI sècle occitan. Una nòta bibliogràfica ren indifferente: l’editor indipendent, Francis Boutle, avia inaugurat una colana dedicaa a «Lesser Used Languages in Europe»1.

E en Itàlia? Dins lo mesme an Fausta Garavini dédica un dossier de l’estòrica revista Paragone a La letteratura occitanica oggi. La causa pus oportuna, já que de la bèla e variaa literatura occitana modèrna e contemporànea se sa da bòn gaire en Itàlia. Coma siu arribaa a far lo pas ardit d’assignar de tèsis en occitan? Ren de segur per la convincion d’èsser prèsta o perqué sentesse (lo sento nhanca aüra) d’aver una competença complia de la lenga e de la literatura occitana modèrna. Puei afermar d’aver encalat assignar de tèsis en occitan, vist lo fòrt interès que progressivament mi estudents manifestavon vèrs aquela brancha de ma disciplina. E es en seguent lors inclinacions e lhi tèmas que preferion dins l’ofèrta de mon nòu cors Fortuna delle letterature romanze (encuei Il medioevo romanzo nelle letterature contemporanee) que ai guidat lors recèrchas, en durbent una bèrcha dins un champ inédit per la Filologia Romànica.

Mon estudi sus lhi Troubadours de lunchour, o ben sus lhi poetas d’las valadas occitanas, Bodrero e Salvagno, e la partecipacion, dal 2016, al Festenal d’Ostana, animat da Ines Cavalcanti, m’a dubèrt las pòrtas d’una comunitat que, en valorizant l’occitan, totun se duerb al mond, ente tantas lengas maires son istaa sacrificaas dal colonialisme polític o cultural.

Encara dui ans de conoissença e d’ospitalitat ofèrta a d’autor occitan, poetas e prosators, joves e menc joves, e abo l’ocasion d’un Erasmus siglat abo Montpelhièr, e aquí favoria l’ideacion de mon E nadi contra suberna”. Èsser “trobadors “encuei. Un congrès internacional organizat a l’Universitat di Estudis de Ferrara ental novembre 2018 (dont son en preparacion lhi Acts, per la gentila disponibilitat de Marie-Jeanne Verny).

Aquí en brèu la “preistoria” de Viaggio In Occitania. Un viatge dins l’estòria desmentiaa d’una literatura submerjua, mas capabla de nos regalar de grandas emocions. Un fascinant romanç d’Arbaud que nos mostra a amar la Bèstia qu’es l’Autre da se; una meditacion sus la mòrt e la palingénesi de la sovranitat terrena ental poèma de Delavouët; una fenda dins l’umanitat íbrida e imperfècta qu’enquèsta Ganhaire. L’enchant d’una lenga suggestiva, negaa per de sècles, mas encà miraculosament plasmabla ai genres pus diferent; esmovent per qui, coma mi, n’a estudiat ren que l’estadi cristalizat de l’atge mesan trobadòric e ensita pulsa encara de vita. E enfin un empenh étic per donar udiença a las tantas vòutz que parlon, bèla quora somesament, e interpèllon sustot qui cura la transmission dal patrimòni cultural, que deu pas èsser l’apanatge masque d’una soleta vòutz que parla pus fòrt.

Languages we have covered so far include Breton, Esperanto, Frisian, Galician, Maltese, Manx, Norman, Occitan and Welsh».


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